USA, tre persone legate all’azienda Super Micro arrestate per contrabbando di chip AI verso la Cina

L'accusa nei loro confronti è di aver dirottato 2,5 miliardi di dollari in server ad alte prestazioni, equipaggiati con chip Nvidia per l'AI, verso la Cina

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USA, tre persone legate all’azienda Super Micro arrestate per contrabbando di chip AI verso la Cina

Il 19 marzo 2026, gli agenti federali statunitensi hanno arrestato Yih-ShyanWally” Liaw, 71 anni, cofondatore di Super Micro Computer e figura di spicco nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale della Silicon Valley. Con lui sono stati incriminati altri due affiliati all’azienda, Ting-WeiWilly” Sun, collaboratore della società, anch’egli in custodia, e Ruei-TsangSteven” Chang, direttore vendite a Taiwan, ancora latitante. L’accusa nei loro confronti è di aver dirottato 2,5 miliardi di dollari in server ad alte prestazioni, equipaggiati con chip Nvidia per l’AI, verso la Cina, in violazione delle leggi sul controllo delle esportazioni.

Lo schema messo in piedi era parecchio sofisticato. I tre avrebbero utilizzato una società schermo nel Sud-Est asiatico per piazzare gli ordini, facendo credere che i server fossero destinati a quella regione. I server venivano assemblati negli Stati Uniti, spediti a Taiwan, e poi consegnati alla società intermediaria, che li rimballava in scatole anonime prima di farli arrivare in Cina. Per ingannare gli ispettori, venivano allestite delle copie di server non funzionanti nei magazzini, mentre quelli reali erano già in viaggio verso Pechino. Il procuratore Jay Clayton che guida l’accusa ha definito il tutto “una rete aggrovigliata di menzogne e occultamento” che “rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza nazionale” degli Stati Uniti.

Le azioni di Super Micro, azienda statunitense con sede a San José, in California, sono crollate di oltre il 20% nel pre-mercato dopo la notizia. La società ha preso le distanze dagli imputati, sospendendo Liaw e Chang e rescindendo il contratto con Sun, e ha dichiarato di collaborare con le autorità. I tre rischiano ora fino a 30 anni di carcere. Il caso sottolinea fa luce nuovamente sulle strategie messe in campo dalla Cina per aggirare le restrizioni sulle esportazioni di tecnologia imposte dagli Stati Uniti.


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