Amy Kremer, volano del movimento Tea Party del 2009 e oggi presidente di Humans First, ha lanciato una mobilitazione nazionale contro l’espansione incontrollata dei data center per l’intelligenza artificiale. La protesta, intitolata Nationwide Day of Protest, è in programma per sabato 18 luglio 2026 e mira a coinvolgere soprattutto i conservatori statunitensi, anche se aperta a chiunque si opponga alla crescita di queste infrastrutture.
“Il divario tra le élite e la base che ha dato vita al Tea Party si vede oggi nella battaglia sui data center AI”, ha dichiarato Kremer in un comunicato riportato da Axios e TechRadar. Secondo la leader, i politici di Washington stanno ignorando le preoccupazioni dei cittadini, agendo per conto dei “miliardari della Big Tech e dell’AI“. Humans First, finanziato in parte dal Center for AI Safety, sostiene che i data center rappresentino una minaccia per la sicurezza e la privacy, oltre a consumare risorse energetiche e idriche in modo insostenibile.
La mobilitazione non è solo una questione tecnologica, ma anche politica e sociale. Kremer, già organizzatrice del Stop the Steal che precedette l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, paragona la situazione attuale a quella di dieci anni fa, quando il Tea Party scosse il panorama politico USA. “Vogliamo dare voce ai cittadini comuni nel dibattito sulle politiche che regolano la costruzione di questi impianti”, ha aggiunto, sottolineando come la rapida crescita dei data center stia generando preoccupazione diffusa tra le comunità locali per l’impatto ambientale e il consumo di risorse.
I dati confermano la portata del fenomeno: secondo Data Center Watch, tra maggio 2024 e giugno 2025, progetti per 162 miliardi di dollari sono stati bloccati o ritardati a causa delle proteste. Un sondaggio Gallup di marzo 2026 rivela che 7 americani su 10 si oppongono alla costruzione di nuovi data center nelle loro zone. Le critiche non mancano neppure tra gli esperti: Anupam Joshi, vice rettore e chief AI officer dell’Università del Maryland, ha avvertito che “l’AI sta diventando una tecnologia dual-use, con rischi di abuso da parte di attori malintenzionati”, oltre a sollevare questioni etiche e di sicurezza informatica.
Tuttavia, non tutti sono convinti della genuinità dell’iniziativa. Alcuni critici, come riportato da American Voter Polls, sottolineano come Humans First abbia legami con organizzazioni finanziate da filantropi miliardari, come il Center for AI Safety, che ha ricevuto cospicui fondi da Open Philanthropy. “Se vogliono dimostrare di essere un movimento spontaneo, dovrebbero rendere pubblici i finanziamenti”, si legge in un articolo che invita a chiedersi se si tratti di una rivolta locale o di una campagna ben finanziata con un’agenda nascosta.
La protesta del 18 luglio sarà un banco di prova per capire se il malcontento verso l’AI e i suoi data center possa unire trasversalmente cittadini, attivisti e politici, o se rimarrà un fenomeno prettamente conservatore. Intanto, Humans First continua a raccogliere adesioni, promettendo di “dare una voce ai cittadini nel dibattito critico sulle politiche tecnologiche”.
L'AI consumerà l'acqua di 1,3 miliardi di persone entro il 2030
E i data center divoreranno energia per quasi il triplo…
