Una coalizione di esperti e organizzazioni per la sicurezza dell’intelligenza artificiale, riuniti nel Center for AI Policy, ha ufficialmente chiesto al governo degli Stati Uniti di subordinare la concessione di contratti federali a severi controlli preventivi. Secondo la proposta, i laboratori di AI non dovrebbero più limitarsi ad autocertificare la bontà dei propri sistemi, ma dovrebbero superare revisioni indipendenti che attestino l’assenza di rischi critici, come la capacità dei modelli di assistere nella creazione di armi biologiche o nel lancio di attacchi informatici su larga scala. “Il tempo dell’autoregolamentazione è finito”, ha dichiarato un portavoce del gruppo, sottolineando come la leva finanziaria degli appalti pubblici sia il modo più efficace per imporre standard che le aziende, nella foga della competizione commerciale, potrebbero altrimenti trascurare.
Questa mossa si inserisce in un quadro normativo che si sta già delineando con forza nella primavera del 2026. Proprio in queste settimane, la General Services Administration ha proposto una clausola contrattuale rivoluzionaria, la GSAR 552.239-7001, che punta a definire il concetto di “Sistemi di AI Statunitensi”. Le nuove regole non solo richiederebbero che i componenti dell’AI siano sviluppati e controllati interamente da entità statunitensi, ma imporrebbero alle aziende di segnalare ogni incidente di sicurezza entro 72 ore. Recentemente, giganti come Google DeepMind, Microsoft e xAI hanno già stretto accordi con il Dipartimento del commercio per sottoporre i propri modelli di frontiera a test di vulnerabilità prima del rilascio pubblico. L’obiettivo dichiarato è intercettare le eventuali pericolosità prima che diventino accessibili a tutti, trasformando il governo da semplice cliente a supervisore tecnico dei processi di sviluppo.
Tuttavia, il dibattito resta acceso e non privo di tensioni. Se da un lato il Pentagono ha già siglato accordi con OpenAI, Amazon e Nvidia per l’uso di strumenti avanzati in reti classificate, dall’altro emergono frizioni sul controllo dei dati. Recentemente, il caso della fine del contratto da 200 milioni di dollari tra i militari e Anthropic ha evidenziato quanto sia difficile conciliare le policy di sicurezza delle aziende con le esigenze operative del governo. Esperti come quelli del Center for AI Standards and Innovation avvertono che la credibilità di queste nuove norme dipenderà dalla capacità dei test di “cambiare effettivamente cosa viene rilasciato e come”. Per le Big Tech, la sfida è servire lo stato senza compromettere la proprietà intellettuale o la neutralità dei propri sistemi, in un mercato che vale miliardi di dollari e che ora richiede, come requisito d’accesso, una patente di affidabilità senza precedenti.
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