Rivali alleati, OpenAI affida i suoi modelli top al cloud di Google ed espande la pubblicità

Grazie ad un recente accordo, nelle prossime settimane i modelli di punta di OpenAI, tra cui GPT-6 Astra, insieme all'agente di programmazione Codex, saranno disponibili nel Model Garden di Google Cloud

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Rivali alleati, OpenAI affida i suoi modelli top al cloud di Google ed espande la pubblicità

Uno degli accordi più emblematici dell’industria tecnologica recente è stato l’annuncio, arrivato mercoledì, che OpenAI porterà i suoi modelli più avanzati su Google Cloud. Si tratta di una mossa che fino a poco tempo fa sarebbe apparsa improbabile, considerando che le due aziende si contendono da anni il primato nell’intelligenza artificiale, ma che oggi fotografa alla perfezione la nuova geografia del settore. Nelle prossime settimane i modelli di punta di OpenAI, tra cui GPT-6 Astra, insieme all’agente di programmazione Codex, saranno disponibili nel Model Garden di Google Cloud, il catalogo dove il colosso di Mountain View raccoglie i modelli AI utilizzabili dai propri clienti aziendali.

Il significato commerciale dell’operazione è notevole. Le imprese che già lavorano con Google Cloud potranno acquistare i modelli di OpenAI direttamente dal Marketplace, usando gli impegni di spesa già contrattuali con Google, senza dover rinegoziare nulla con nuovi fornitori. Un vantaggio concreto anche per le aziende in settori regolati, come banche e assicurazioni, che potranno accedere ai modelli attraverso i sistemi di governance dei dati e di controllo degli accessi già predisposti dalla piattaforma.

Il punto di svolta risale ad aprile, quando è scaduto l’accordo di distribuzione in esclusiva tra OpenAI e Microsoft. Da quel momento la società di Sam Altman ha aperto ai grandi hyperscaler, prima con Amazon Web Services e ora con Google, portando i propri modelli su tutti e tre i principali cloud degli USA. Greg Brockman, presidente e cofondatore di OpenAI, ha descritto l’intesa come un passo importante per rendere i modelli più potenti disponibili «negli ambienti in cui i clienti stanno già costruendo». A conti fatti, Microsoft resta comunque il partner cloud primario di OpenAI.

Anche per Google la strategia è limpida. «Siamo concentrati sull’offrire ai clienti un’ampia selezione di modelli, inclusi quelli di OpenAI, così da poter scegliere quello giusto per ogni lavoro, garantendo qualità ottimale e costi ridotti», ha dichiarato Thomas Kurian, amministratore delegato di Google Cloud. La scelta conferma una linea già annunciata, visto che Kurian aveva più volte ripetuto che la piattaforma è aperta e accoglie qualunque modello sia popolare tra gli sviluppatori. Con Gemini di casa Google, Claude di Anthropic e ora i modelli GPT nello stesso catalogo, Google si presenta come l’unico grande cloud che ospita tutti e tre i principali modelli AI chiusi, accanto a oltre duecento modelli di prima parte, di terze parti e open source.

Il rapporto tra OpenAI e Google resta tuttavia ambivalente. Le due società competono sui prodotti AI di consumo e sulla ricerca online, ma l’economia dei grandi modelli spinge verso la cooperazione. Google fornisce già a OpenAI capacità di calcolo in cloud, e ora ne distribuisce anche i prodotti. È un riflesso di un cambiamento più ampio, quello che vede i cloud provider trasformarsi nei principali canali commerciali dei laboratori AI, trattenendo una quota delle vendite generate sulla propria piattaforma. Un modello già collaudato, se si considera che la rivale Anthropic, sostenuto proprio da Amazon e Google, ha ricavato nel 2025 il 47% dei ricavi dalle piattaforme cloud dei due colossi, secondo la documentazione della sua IPO esaminata da Reuters.

La sfida di OpenAI resta quella di diversificare i ricavi oltre le sottoscrizioni consumer, e la giornata di mercoledì ha mostrato la doppia direzione presa. Accanto all’accordo con Google, l’azienda ha esteso la pubblicità su ChatGPT a 26 paesi aggiuntivi, per un totale di 89 mercati, con oltre centomila inserzionisti attivi e un ritmo annuale di ricavi pubblicitari superiore al miliardo di dollari. Se da un lato OpenAI persegue le imprese attraverso i cloud, dall’altro monetizza la base di utenti gratuita. La gara per la distribuzione dell’intelligenza artificiale è entrata nella fase in cui vinceranno i canali, non solo i modelli.

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