OpenAI unifica i plugin di ChatGPT e Codex in un unico catalogo

OpenAI ha rinominato le App in Plugin e ha creato un catalogo universale condiviso tra ChatGPT e Codex, con integrazioni verso decine di servizi esterni. Il sistema supporta skill riutilizzabili, server MCP e connessioni a piattaforme come GitHub, Slack, Figma e Google Drive.

2 min.

OpenAI unifica i plugin di ChatGPT e Codex in un unico catalogo

OpenAI ha unificato il sistema di estensioni di ChatGPT e Codex in un unico catalogo pubblico. Le vecchie “App” sono ora ufficialmente chiamate Plugin, e chiunque le installi da un prodotto le ritrova disponibili anche nell’altro. Un cambio che sembra di facciata ma dice qualcosa di preciso sulla direzione che l’azienda ha scelto.

Il catalogo, chiamato Plugin Directory, raccoglie integrazioni verso servizi come GitHub, Slack, Figma, Gmail, Google Drive, Notion, Cloudflare, Hugging Face e molti altri. I plugin possono contenere tre elementi distinti: skill, ovvero sequenze di istruzioni predefinite che guidano il comportamento dell’agente su un compito specifico; server MCP (Model Context Protocol), che collegano i modelli a strumenti e dati di sistemi esterni; estensioni browser, quando il flusso di lavoro lo richiede. La struttura è modulare: un singolo plugin può includere tutti e tre i componenti o solo uno.

Il passaggio dalla nomenclatura “App” a “Plugin” non è solo rebranding. A luglio 2026 OpenAI ha sostituito l’App Directory con la Plugin Directory, introducendo contestualmente ChatGPT Work, un’area dedicata ai flussi di lavoro professionali. Da quel momento, i plugin sono accessibili da ChatGPT sul web, da desktop, da mobile e da Codex nell’app desktop. Codex CLI dispone di un browser dedicato per gli ambienti di sviluppo. Il catalogo è lo stesso per tutti i punti di accesso: pubblicare un plugin una volta lo rende raggiungibile ovunque.

Il sistema ha preso forma progressivamente. A marzo 2026 Codex aveva ricevuto una directory curata che permetteva di scoprire e installare workflow pacchettizzati direttamente nell’agente di coding. A giugno erano stati aggiunti 66 plugin per ruoli specifici, con connettori verso Databricks, Salesforce, Hex e Clay. A settembre sono arrivati Zendesk e OneNote. La logica è quella di un catalogo in espansione continua, con OpenAI che controlla la curation ma non ha ancora annunciato un modello di revenue sharing per gli sviluppatori terzi che vogliono pubblicare i propri plugin.

Per le aziende che usano ChatGPT Business, Enterprise o Edu, i dati provenienti dalle app connesse non vengono usati di default per addestrare i modelli. Gli amministratori possono gestire i permessi dei plugin dalla console di amministrazione. Un dettaglio che conta, soprattutto quando le integrazioni toccano strumenti come email aziendale o drive condivisi.

La vera scommessa è la densità dell’ecosistema. Un catalogo di plugin vale quanto i developer disposti a costruirci sopra, e la storia degli app store — da quelli per IDE ai browser — insegna che la massa critica non è mai garantita. OpenAI ha la base utenti e i prodotti per attrarre chi sviluppa strumenti professionali. Se aprirà la pubblicazione autonoma dei plugin con regole chiare e incentivi economici, il catalogo potrebbe diventare un elemento strutturale della piattaforma. Altrimenti resterà un’estensione utile, ma non determinante.


Articoli simili

Ultime news


OpenAI riapre ChatGPT Pro da 200 dollari ma dimezza i limiti di utilizzo

Dopo tre settimane di blocco causato dall'esplosione della domanda per…

OpenAI unifica i plugin di ChatGPT e Codex in un unico catalogo

OpenAI ha rinominato le App in Plugin e ha creato…

Tesla estende i robotaxi ad Austin fino alle 23 ma i gatti grigi restano un problema

Tesla ha allungato di un'ora gli orari del servizio robotaxi…

Privacy policy| Cookie policy| Cookie setting| © 2026

Exit mobile version