OpenAI entra nel mondo dei farmaci e lo fa a colpo sicuro. L’azienda di San Francisco ha annunciato l’acquisizione di Orchestra Bio, una startup che sviluppa agenti AI per aiutare le società farmaceutiche a gestire il complesso processo di sviluppo dei medicinali. L’operazione, anticipata in esclusiva da Axios, non ha un prezzo ufficiale, ma il messaggio è chiaro e la corsa all’intelligenza artificiale si sposta dai chatbot ai laboratori. Il team e la piattaforma di Orchestra confluiranno in Rosalind, la suite di strumenti AI che OpenAI dedica alla ricerca nelle scienze della vita e che prende il nome da Rosalind Franklin, la scienziata che contribuì a scoprire la struttura del DNA.
La startup, fondata a San Francisco nel 2022 dall’amministratore delegato Ashoka Rajendra e sostenuta da circa 20 milioni di dollari di finanziamenti seed da investitori come Andreessen Horowitz e 8VC, ha costruito una piattaforma in cui scienziati e agenti AI lavorano gomito a gomito. Gli agenti si occupano del monitoraggio degli studi clinici, tengono traccia delle tempistiche di sviluppo, segnalano i ritardi e analizzano come un problema in un punto del programma, per esempio un lotto di produzione fallito, si ripercuote su tutte le attività a valle. Gli umani restano al comando delle decisioni finali, ma delegano la parte più gravosa del coordinamento.
L’ambizione dichiarata è accorciare tempi che oggi appaiono insostenibili. Secondo OpenAI portare un nuovo farmaco sul mercato richiede in media tra i 10 e i 15 anni, con costi stimati oltre 2,6 miliardi di dollari per singolo candidato e con appena il 10 percento delle molecole che arriva davvero ai pazienti. L’azienda ha già dalla sua parte colossi come Novo Nordisk e Moderna, che usano i modelli di Rosalind per analizzare dati complessi e tradurre le scoperte in flussi di lavoro sperimentali. «La ricerca nelle scienze della vita è complessa, ricca di dati e interdisciplinare», ha spiegato Mishal Patel, Group Vice President per AI e innovazione digitale nella R&D di Novo Nordisk, sottolineando che i modelli avanzati devono essere ancorati a dati scientifici affidabili e integrati nel lavoro quotidiano dei ricercatori.
La mossa di OpenAI risponde però anche a una pressione competitiva concreta. Anthropic ad aprile ha acquisito la startup biotech Coefficient Bio in un’operazione in azioni valutata attorno ai 400 milioni di dollari, portando in casa un team di meno di dieci persone, quasi tutti ex ricercatori di biologia computazionale di Genentech. Anthropic ha inoltre lanciato la piattaforma Claude for Life Sciences e annunciato un nuovo laboratorio di ricerca biologica, sostenendo che Claude ha contribuito a scoprire un sistema enzimatico sconosciuto, con similitudini a CRISPR, sebbene alcuni scienziati abbiano definito i risultati sopravvalutati.
Sotto traccia passa un cambio di paradigma industriale. Le grandi aziende AI non vogliono solo vendere produttività, vogliono poter dire di aver contribuito a curare malattie, risolvere problemi scientifici aperti e trasformare industrie critiche. Per questo il mercato guarda con attenzione alla sanità, come mostra anche la scommessa fino a 2,75 miliardi di dollari che Eli Lilly ha rinnovato con Insilico Medicine per la progettazione di farmaci orali basati sull’AI. La differenza strategica tra i rivali è interessante. OpenAI compra la parte operativa, cioè il software che coordina il lavoro attorno alla molecola, mentre Anthropic punta su team che costruiscono modelli biologici dal basso.
Restano le incertezze. Il prezzo dell’acquisizione non è stato reso noto, OpenAI non ha fornito una data precisa per l’integrazione degli agenti di Orchestra nei suoi prodotti e nessuno può ancora dimostrare che tutto questo riduca davvero il tempo necessario a portare una cura ai pazienti. La scommessa degli investitori resta però quella della tecnologia. L’AI vale quanto i mercati in cui riesce a entrare, e la medicina, con i suoi tempi lunghi e i suoi budget giganteschi, è forse il più promettente di tutti.
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