Nvidia ha assunto il lobbista Bruce Andrews per curare i rapporti con le istituzioni governative USA

In questa fase Nvidia gioca una duplice sfida: da un lato deve cercare di mantenere un dialogo costruttivo con Washington per evitare ulteriori restrizioni all’export e dall’altro non perdere terreno in Cina

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Nvidia ha assunto il lobbista Bruce Andrews per curare i rapporti con le istituzioni governative USA

Nvidia ha fatto una mossa strategica per rafforzare la sua influenza a Washington assumendo Bruce Andrews, lobbista con un curriculum molto ampio ed affermato, come nuovo Chief External Affairs Officer. Andrews, che ha guidato gli affari governativi di Intel sotto la direzione dell’ex CEO Pat Gelsinger e ha ricoperto il ruolo di vice segretario al Commercio durante l’amministrazione Obama, porterà in Nvidia un’esperienza decennale nel dialogo con le istituzioni degli Stati Uniti, un punto su cui Nvidia ha notoriamente diversi aspetti da curare.

La notizia, confermata da due fonti vicine all’azienda e da un post su LinkedIn dello stesso Andrews, arriva in un momento cruciale per Nvidia, che deve gestire le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Cina, dove il gigante dei chip vuole continuare a vendere i suoi prodotti, nonostante le restrizioni imposte dal governo statunitense.

La scelta di Andrews non è casuale. Con la sua nomina, Nvidia mira a consolidare il proprio ruolo di leader nell’intelligenza artificiale, un settore in cui la competizione globale è sempre più agguerrita. Andrews stesso ha dichiarato su LinkedIn: “Sono entusiasta di aiutare NVIDIA a guidare la rivoluzione dell’AI e a raggiungere nuove innovazioni per l’America e il mondo”. Il suo arrivo coincide con un periodo in cui l’azienda sta cercando di ottenere licenze per vendere i suoi chip H200 in Cina, un mercato da 200 miliardi di dollari che Nvidia non può permettersi di perdere. Nonostante le autorizzazioni concesse a maggio a una decina di aziende cinesi, però, non risulta che siano ancora avvenute consegne ufficiali.

La sfida per Nvidia è duplice. Da un lato deve cercare di mantenere un dialogo costruttivo con Washington per evitare ulteriori restrizioni all’export e dall’altro non perdere terreno in Cina, dove la domanda di chip per l’AI è in forte crescita. Con Andrews al timone degli affari governativi, l’azienda sembra volere giocare d’anticipo, affidandosi a un professionista che conosce bene sia il mondo della politica che quello dei semiconduttori. Il suo compito sarà anche quello di supportare il CEO Jensen Huang nel difendere la tesi che, senza accesso al mercato cinese, saranno le aziende non statunitensi a trarre vantaggio dalla crescita del settore.


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