Nvidia e Kawasaki aprono un centro robotico in Silicon Valley

Il colosso giapponese Kawasaki Heavy Industries e Nvidia aprono un laboratorio congiunto a San Jose per sviluppare robot con intelligenza artificiale fisica. Il progetto punta a macchine più autonome per ospedali e mobilità fuori strada, con il robot quadrupede Corleo come simbolo dell'alleanza.

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Nvidia e Kawasaki aprono un centro robotico in Silicon Valley

Kawasaki Heavy Industries e Nvidia apriranno insieme un centro di sviluppo robotico a San Jose, in California, nel cuore della Silicon Valley. La notizia, anticipata dal quotidiano giapponese Nikkei, segna un salto di qualità nella collaborazione tra i due gruppi: non più singoli progetti, ma una struttura fisica dedicata dove ingegneri di entrambe le aziende lavoreranno fianco a fianco per portare l’intelligenza artificiale dentro le macchine reali.

L’accordo ha due aree di intervento immediate. La prima riguarda i robot per uso medico: macchine su ruote dotate di braccia articolate, già usate negli ospedali per trasportare campioni biologici e materiali di reparto. Oggi svolgono compiti ripetitivi e prevedibili. Con le tecnologie di Nvidia, l’obiettivo è renderle capaci di interpretare ambienti più complessi, riconoscere situazioni impreviste e interagire in modo più flessibile con medici e infermieri. La seconda area è la mobilità: il centro sarà dedicato anche allo sviluppo del Corleo, il veicolo quadrupede a quattro zampe che Kawasaki sta costruendo per muoversi su terreni dove le ruote non arrivano. Per questo progetto, Nvidia metterà a disposizione la propria tecnologia di simulazione, mentre i sistemi di intelligenza artificiale gestiranno il controllo del movimento e il riconoscimento dell’ambiente circostante. In sostanza, il robot dovrà imparare a “leggere” il terreno prima di poggiare ogni zampa, adattandosi in tempo reale a rocce, pendenze e ostacoli.

Il Corleo non è un concept da fiera. Kawasaki lo aveva presentato come progetto per il 2050, ma il riscontro positivo all’Expo 2025 di Osaka ha spinto l’azienda a rivedere i tempi. Oggi esiste già un team dedicato che risponde direttamente alla presidenza, e il primo modello commerciale è atteso molto prima di quella data. Il veicolo funziona con un generatore a idrogeno da 150cc, emette solo acqua come scarico, e usa l’intelligenza artificiale per scegliere dove appoggiare ogni zampa analizzando il percorso in anticipo. Il cavaliere lo guida con il peso del corpo, senza comandi tradizionali. L’integrazione con la piattaforma di simulazione di Nvidia serve esattamente a questo: addestrare il sistema in ambienti virtuali prima che il robot si trovi davanti a una vera salita rocciosa.

Il nuovo centro di San Jose ospiterà robot industriali usati per dimostrazioni con aziende americane e fungerà da polo per il reclutamento di ingegneri locali specializzati in intelligenza artificiale. Kawasaki punta a far crescere il team fino a decine di persone nei prossimi anni. Al progetto partecipano anche Analog Devices, Microsoft e Fujitsu, che portano rispettivamente competenze sull’elaborazione di segnali fisici, infrastruttura cloud e integrazione aziendale. Per Nvidia, invece, questa non è la prima collaborazione con il gruppo giapponese: le due aziende avevano già lavorato insieme su sistemi di ispezione ferroviaria basati su intelligenza artificiale, usando strumenti di ottimizzazione e hardware per l’elaborazione locale dei dati. L’annuncio ha avuto un effetto immediato in borsa: le azioni di Kawasaki Heavy Industries hanno guadagnato fino al 12% in una sola seduta, il rialzo più marcato da febbraio.

Quello che si sta costruendo a San Jose è qualcosa di più di un laboratorio. È il tentativo di rispondere a una domanda concreta: come si fa a portare un robot fuori da un magazzino controllato e dentro un pronto soccorso affollato, o su un sentiero di montagna? La risposta che Nvidia e Kawasaki stanno cercando passa dalla simulazione, cioè dalla capacità di far “vivere” al robot migliaia di situazioni difficili in ambienti virtuali prima ancora di costruire il prototipo fisico. Se questa strada funzionerà, il modello potrebbe diventare un riferimento per tutta l’industria robotica globale, dove la distanza tra ciò che una macchina sa fare in laboratorio e ciò che riesce a fare nel mondo reale resta ancora il problema principale da risolvere.


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