Nvidia dice di aver risolto il problema idrico dei data center. Non è così semplice

Nvidia ha annunciato un sistema di raffreddamento a circuito chiuso che può tagliare il 100% del consumo d'acqua interno ai data center

Ambiente 23 giu 2026

3 min.

Nvidia dice di aver risolto il problema idrico dei data center. Non è così semplice

Nvidia ha annunciato un sistema di raffreddamento a circuito chiuso che, secondo l’azienda, può arrivare a un taglio del 100% del consumo d’acqua interno ai data center AI. L’annuncio è arrivato durante la London Climate Week, con Josh Parker, chief sustainability officer di Nvidia, che ha dichiarato: “La sfida del consumo idrico per i data center è in gran parte risolta.” È una affermazione ambiziosa, e vale la pena capire cosa copre davvero.

Il funzionamento del sistema è elegante nella sua logica. Il refrigerante entra nei rack a 45°C e ne esce a 55°C, avendo assorbito il calore direttamente dai chip. A quella temperatura, in molti climi, l’aria esterna è sufficiente a dissipare il calore attraverso radiatori passivi, senza bisogno di raffreddatori evaporativi o, in alcuni casi, nemmeno di ventilatori. Il liquido — una miscela composta per tre quarti d’acqua e per un quarto di glicole propilenico, simile all’antigelo per auto — viene caricato una volta sola e ricircolato per tutta la vita dell’impianto. Nessuna acqua aggiuntiva consumata per raffreddare i chip. Lo standard industriale attuale prevede temperature di esercizio attorno ai 30°C, che richiedono una quantità molto maggiore di condizionamento artificiale.

Il sistema è descritto nel DSX AI factory reference design di Nvidia, una guida per progettare interi data center AI. La piattaforma Rubin è la prima dell’azienda a raggiungere il 100% di raffreddamento a liquido: ogni chip, ogni componente di rete, senza ventilatori all’interno del sistema. Il GB200 NVL72, parte della piattaforma Blackwell, raggiunge secondo Nvidia un’efficienza idrica 300 volte superiore rispetto alle architetture raffreddate ad aria. Quei numeri non sono campati per aria: l’industria del direct liquid cooling è cresciuta dell’85% nel terzo trimestre del 2025, superando i due miliardi di dollari annui di fatturato.

C’è però un limite preciso a questo progresso, ed è geografico oltre che concettuale. Nelle regioni più calde — Arizona, Nevada, dove molti data center vengono costruiti — le temperature esterne possono avvicinarsi ai 46°C, rendendo insufficiente il raffreddamento passivo. Nvidia stessa lo riconosce: un data center nelle Highlands scozzesi e uno a Phoenix vivono realtà molto diverse. In quei casi i chiller torneranno necessari, almeno per qualche giorno all’anno. I costi di questi sistemi rimangono elevati, e i costruttori come Compass Data Centers stanno progettando impianti con un mix 80-20 tra raffreddamento a liquido e ad aria, non un’architettura puramente liquida. Il problema più profondo riguarda però la definizione stessa di “consumo idrico”. Nvidia traccia un confine attorno al perimetro del data center: tutto ciò che avviene dentro conta, tutto ciò che avviene fuori no. Ma i data center non operano nel vuoto. Dipendono da centrali elettriche, molte delle quali a combustibili fossili, e quelle centrali consumano enormi quantità d’acqua per il loro raffreddamento. Le centrali a gas naturale consumano circa 1,17 litri d’acqua per kilowattora prodotto; quelle a carbone arrivano a 2,2 litri. Finché i data center AI vengono alimentati da fonti fossili — e le grandi aziende tecnologiche continuano a farlo, come dimostra il recente accordo tra Microsoft e Chevron per un impianto a gas in Texas — i risparmi idrici si fermano al cancello d’ingresso.

Il settore si trova di fronte a un problema che nessun design di raffreddamento può risolvere da solo. Nvidia ha fatto qualcosa di concreto sul piano dell’efficienza interna agli impianti, e il contributo è reale. Ma presentarlo come la soluzione al problema idrico dell’intelligenza artificiale significa spostare l’attenzione dal consumo complessivo a una sua parte soltanto. Il passo successivo — quello che ancora manca — riguarda le fonti energetiche. Finché l’elettricità che alimenta i data center arriva da centrali che consumano acqua, il problema rimane aperto, indipendentemente da quanto sia ingegnoso il sistema di raffreddamento all’interno.

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