L’IA non ruba il lavoro, lo trasforma: e le aziende italiane devono (ancora) capirlo

Lo ha affermato Debora Mendola, Regional Managing Director & CEO di Transcom, multinazionale specializzata nei servizi di customer experience

Lavoro 21 mag 2026

2 min.

L’IA non ruba il lavoro, lo trasforma: e le aziende italiane devono (ancora) capirlo

Il dibattito sull’intelligenza artificiale e l’occupazione è spesso dominato da un’unica domanda: quanti posti di lavoro spariranno? Ma secondo chi guida aziende in prima linea nella trasformazione digitale, questa è un quesito sbagliato.

Debora Mendola, Regional Managing Director & CEO di Transcom, multinazionale specializzata nei servizi di customer experience, è chiara: i ruoli non spariranno, ma cambieranno le organizzazioni e le competenze richieste per occuparli. Processi che oggi vengono gestiti in un certo modo saranno ridisegnati, nasceranno nuove funzioni, e la capacità di adattarsi diventerà la competenza più preziosa di tutte. Una rivoluzione, sottolinea Mendola, già pienamente in corso.

I dati sembrano darle ragione. Circa 10,5 milioni di lavoratori in Italia sono considerati “altamente esposti” all’impatto dell’AI, ma questo non si traduce automaticamente in disoccupazione di massa: chi acquisisce competenze legate all’AI può beneficiare di un premio salariale fino al 56%, secondo il Global AI Jobs Barometer 2025 di PwC. Il problema semmai è un altro, ovvero la quota di imprese italiane che adotta almeno una tecnologia di AI è raddoppiata in un anno, dall’8% al 16,4%, ma la media europea è già al 20% e la Danimarca supera il 42%. L’Italia corre, ma parte da lontano. E nel frattempo, nelle professioni più esposte all’AI, l’assunzione di profili entry-level sta rallentando sensibilmente perché le aziende non licenziano i senior, che servono a governare gli algoritmi, ma cominciano a chiudere le porte d’ingresso ai giovani.

Il vero nodo, però, non è tecnologico ma culturale. Secondo il Work Trend Index 2026 di Microsoft, i fattori organizzativi, come cultura aziendale, supporto dei manager, formazione, determinano più del doppio dell’impatto sull’adozione dell’AI rispetto all’iniziativa dei singoli lavoratori (67% contro 32%). Eppure, in Italia solo 1 lavoratore su 5 percepisce una leadership aziendale davvero allineata sulla strategia AI. Un ulteriore segnale di questo divario viene dal Barometro 2026 della Rome Business School, che afferma che il 93% dei professionisti italiani conosce almeno uno strumento di AI, ma il 75% non ha mai ricevuto formazione strutturata sull’argomento.

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