L’appello a rallentare l’AI visto da Pechino: “Allarmismo, serve uno sviluppo sano e ordinato”

La Cina ha criticato gli appelli provenienti dagli Stati Uniti da parte dei principali esponenti dell’intelligenza artificiale

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L’appello a rallentare l’AI visto da Pechino: “Allarmismo, serve uno sviluppo sano e ordinato”

La Cina ha preso posizione contro gli appelli provenienti dagli Stati Uniti da parte di alcuni dei più influenti leader del settore tecnologico, che chiedono di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale per timore di rischi non controllabili. Secondo il governo cinese, queste richieste sarebbero motivate più da allarmismo immotivato che da reali preoccupazioni tecnologiche o etiche. La reazione di Pechino arriva in un momento di forte competizione globale sul fronte dell’innovazione, dove la velocità nello sviluppo dell’AI è considerata una priorità strategica.

Il ministro cinese per la Scienza e la Tecnologia ha definito “infondati e controproducenti” gli appelli di figure come Sam Altman, CEO di OpenAI, Dario Amodei di Anthropic ed Elon Musk, che hanno recentemente sollecitato una moratoria nello sviluppo di modelli avanzati di AI. Secondo fonti ufficiali, Pechino sostiene che la sicurezza non può essere usata come pretesto per frenare il progresso, ma deve invece essere garantita attraverso un quadro normativo solido e controlli rigorosi. 

La posizione cinese si inserisce in un contesto internazionale sempre più polarizzato. Negli Stati Uniti, d’altra parte, la discussione sul futuro dell’AI è diventata un tema centrale, con voci che chiedono maggiore prudenza. Sam Altman, ad esempio, ha recentemente affermato che “il ritmo attuale di sviluppo è insostenibile” e che bisognerebbe adottare misure per garantire che l’AI venga sviluppata in modo sicuro. Anche Elon Musk ha espresso preoccupazioni simili, sostenendo che senza una regolamentazione adeguata, i rischi potrebbero superare i benefici. Tuttavia, secondo analisti come Jeffrey Ding, esperto di politica tecnologica alla George Washington University“la Cina vede in questi appelli un tentativo di frenare la sua ascesa nel settore, più che una genuina preoccupazione per la sicurezza”.

Dietro questa contrapposizione c’è anche una questione di leadership globale. La Cina ha recentemente annunciato investimenti record nel settore dell’AI, con l’obiettivo di diventare il leader mondiale entro il 2030. Secondo dati ufficiali, il paese ha già superato gli Stati Uniti in termini di pubblicazioni scientifiche sull’AI e sta rapidamente colmando il divario in termini di brevetti e applicazioni pratiche. “La competizione non è solo economica, ma anche ideologica”, spiega Samm Sacks, analista del think tank New America“Pechino vuole dimostrare che può sviluppare tecnologie avanzate senza dover sottostare alle pressioni occidentali per una regolamentazione stringente”.

Non mancano, però, le critiche interne. Alcuni esperti cinesi del settore, che hanno chiesto di rimanere anonimi per timore di ritorsioni, hanno definito “troppo ottimistica” la posizione del governo. Secondo loro, l’assenza di una regolamentazione chiara potrebbe portare a rischi reali, come l’uso improprio dell’AI in ambiti sensibili come la sorveglianza di massa o la manipolazione dell’informazione. 

Il Global Times, quotidiano statale vicino al governo di Pechino, ha inoltre sostenuto che l’assenza della Cina dalla governance globale dell’AI potrebbe aumentare, anziché ridurre, i rischi, accusando gli Stati Uniti di voler imporre un modello di sviluppo chiuso e discriminatorio. “Isolare la Cina non renderà l’AI più sicura, ma la renderà solo meno competitiva e più vulnerabile”.

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