L’Antitrust italiano stringe la presa su Meta: l’indagine sui dati per l’AI si allarga a WhatsApp

Le richieste di consenso dell'app di messaggistica sarebbero formulate in modo tale da condizionare la scelta dell'utente

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L’Antitrust italiano stringe la presa su Meta: l’indagine sui dati per l’AI si allarga a WhatsApp

L’Autorità dell’Antitrust italiana (l’AGCM) ha annunciato un’espansione significativa della sua indagine nei confronti di Meta. Al centro del mirino è la gestione dell’uso dei dati degli utenti di Meta per addestrare gli strumenti AI, con un nuovo focus specifico su WhatsApp.

L’istruttoria, già avviata in precedenza, mira a verificare se Meta stia adottando pratiche commerciali scorrette. Il nodo cruciale riguarda la trasparenza: l’Autorità sospetta che gli avvertimenti forniti agli utenti sull’uso dei loro dati personali (come foto, video e messaggi pubblici) per il training dell’AI siano poco chiari, confusi o incompleti.

L’inclusione esplicita di WhatsApp nel perimetro dell’indagine è una novità. L’Antitrust sta valutando se le richieste di consenso presentate sull’app di messaggistica siano formulate in modo tale da condizionare la scelta dell’utente, inducendolo ad accettare il trattamento dei dati senza averne pienamente compreso le implicazioni.

In particolare, sotto la lente d’ingrandimento c’è il meccanismo di “opt-out” (la possibilità di negare il consenso). Secondo l’AGCM, la procedura attraverso cui gli utenti possono impedire a Meta di usare i propri dati per l’AI potrebbe essere stata resa dall’azienda intenzionalmente complessa e farraginosa.


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