Per mesi il dibattito sull’intelligenza artificiale è stato dominato da una previsione: gli sviluppatori software sarebbero stati tra i primi professionisti a essere sostituiti dai modelli di AI generativa. Oggi, però, i numeri raccontano una realtà diversa.
Secondo il nuovo State of Tech Talent Report di SignalFire, fondo di venture capital che analizza i dati di oltre 650 milioni di professionisti e 80 milioni di aziende, gli ingegneri software restano le figure più richieste dalle grandi aziende tecnologiche. Nel 2025, infatti, gli sviluppatori hanno rappresentato il 55% di tutte le nuove assunzioni nelle dodici principali Big Tech, tra cui Alphabet, Microsoft, Apple, Amazon, Meta e Nvidia, contro il 46% registrato nel 2019. È un dato che sorprende, soprattutto se si considera che nello stesso periodo le assunzioni complessive nel settore sono diminuite di circa il 25%, mentre quelle dedicate agli ingegneri sono calate solo dell’11%. Anche nelle startup emergono segnali positivi, con le aziende nelle fasi iniziali hanno assunto il 7% di ingegneri in più rispetto al periodo precedente all’esplosione dell’AI generativa.
Il rapporto suggerisce quindi che l’AI non stia eliminando la domanda di sviluppatori, ma stia trasformando il loro lavoro. Oggi le aziende cercano professionisti capaci di progettare sistemi basati su modelli linguistici, integrare agenti AI nei prodotti, costruire infrastrutture cloud e supervisionare sistemi sempre più autonomi. «Contrariamente all’idea che l’automazione avrebbe colpito per primi gli ingegneri, oggi questi rappresentano la maggioranza delle nuove assunzioni nelle Big Tech», sottolinea Asher Bantock, responsabile della ricerca di SignalFire. Parallelamente, le organizzazioni stanno diventando più snelle e ogni product manager segue un numero maggiore di sviluppatori rispetto al passato, mentre cresce il ricorso a strumenti di AI per aumentare la produttività dei team. Una trasformazione che cambia il profilo richiesto agli sviluppatori, chiamati sempre più a progettare e governare l’AI anziché limitarsi a scrivere codice.
Questo non significa che l’impatto dell’AI sul mercato del lavoro sia trascurabile. Nel 2026 molte aziende tecnologiche hanno annunciato licenziamenti collegandoli, almeno in parte, all’automazione e all’adozione dell’AI. Tuttavia, i dati mostrano che la riduzione riguarda soprattutto ruoli amministrativi, di supporto o caratterizzati da attività ripetitive, mentre le competenze ingegneristiche restano strategiche.
Anche altre analisi confermano questa tendenza. Secondo Business Insider, le offerte di lavoro nel settore tecnologico sono tornate a crescere nel 2026, trainate soprattutto dagli investimenti in infrastrutture AI, semiconduttori e data center. Più che assistere alla scomparsa degli sviluppatori, il mercato sembra dunque attraversare una profonda riconfigurazione delle competenze.
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