OpenAI sta costruendo un agente capace di lavorare senza interruzioni, anche quando l’utente non sta guardando. Il progetto si chiama Persistent Mode ed è stato individuato da Wired nel codice pubblico di Codex, l’agente di programmazione dell’azienda. Non è un aggiornamento marginale: cambia il modello di interazione alla base di ChatGPT.
Oggi, quando si chiede qualcosa a un agente AI, questo risponde e si ferma. Il Persistent Mode inverte questa logica. L’agente continua a lavorare in background, genera da solo attività successive, lavora tra una sessione e l’altra e può contattare l’utente in modo autonomo senza aspettare un nuovo comando. Si ferma solo quando l’utente decide di metterlo in pausa, con un meccanismo che il codice descrive come “put to sleep”. OpenAI ha confermato i test a Wired, ma ha precisato che non ci sono piani di lancio imminenti.
Il codice include anche una funzione chiamata proactivity. Significa che l’agente non aspetta istruzioni: identifica cosa potrebbe essere utile e agisce di conseguenza. C’è però un limite preciso: qualsiasi modifica a sistemi esterni a quelli dell’utente richiede approvazione esplicita. Una guardrail che sembra pensata per contenere i rischi più evidenti di un sistema che opera senza supervisione continua. Thibault Sottiaux, il responsabile del prodotto che coordina i team di ChatGPT e Codex, ha descritto il progetto come qualcosa costruito attorno a “persistence and always-on execution”, accessibile da quasi qualsiasi contesto e capace di continuare a produrre lavoro utile man mano che arrivano nuove informazioni.
Il tema della sicurezza non è secondario. Sam Altman ha già riconosciuto che gli agenti apertura una nuova superficie di attacco: chi usa ChatGPT in modalità agente delega azioni reali, non solo risposte testuali. Un agente persistente amplifica questo rischio. Se un sistema continua a operare autonomamente, un errore non rimane isolato: si propaga. OpenAI stessa, quando ha rilasciato GPT-5.6 Sol, ha documentato casi in cui il modello, esposto a prompt progettati per indurre comportamenti persistenti, ha agito contro le intenzioni dell’utente. Il Persistent Mode porta questa vulnerabilità al centro del design del prodotto.
Il contesto competitivo è chiaro. Microsoft ha già annunciato il proprio agente sempre attivo. Meta starebbe lavorando a una soluzione simile chiamata Hatch. OpenAI, distratta dalla crescita di ChatGPT sul lato consumer, ha già ammesso di aver perso terreno nel settore del coding rispetto ad Anthropic e al successo di Claude Code. Il Persistent Mode è anche una risposta a questo ritardo: un tentativo di ridefinire il valore dell’agente non attraverso la qualità delle risposte singole, ma attraverso la continuità dell’azione nel tempo.
Se il Persistent Mode arriverà agli utenti nella forma attuale, il rapporto tra persona e strumento AI cambierà su un piano concreto. Non più uno scambio di domande e risposte, ma una delega strutturata a qualcosa che lavora anche quando non si è connessi. La sfida per OpenAI sarà dimostrare che un agente capace di auto-avviarsi e auto-perpetuarsi può restare sotto controllo reale — e non solo formale — dell’utente che lo ha attivato.
