Le aziende di intelligenza artificiale fanno molta fatica nel fidelizzare e trattenere gli utenti nella loro sfera di offerta di servizi. È quanto emerge dal report State of Subscription Apps 2026 di RevenueCat, azienda statunitense che gestisce gli abbonamenti di oltre 75.000 sviluppatori e monitora più di un miliardo di transazioni digitali all’anno. Il verdetto è netto: l’AI vende, ma non fidelizza. Le app AI generano il 41% di ricavi in più per utente pagante, ma perdono abbonati il 30% più velocemente rispetto alle app tradizionali. Un paradosso che dovrebbe far riflettere il settore.
I dati sulla retention, ovvero la capacità di mantenere gli utenti abbonati nel tempo, sono particolarmente eloquenti. Dopo dodici mesi, le app AI trattengono solo il 21,1% degli abbonati, contro il 30,7% delle app non-AI. Anche su base mensile il divario è netto: 6,1% contro 9,5%. A pesare sarebbero la velocità di evoluzione del settore, che spinge gli utenti a saltare continuamente da un’app all’altra, e la ricerca di funzionalità sempre più aggiornate, un segnale di problemi più profondi nella qualità e nel valore percepito.
Ci sono però anche delle notizie positive per il mercato delle app AI. Queste infatti sono capaci di convertire gli utenti in abbonati paganti il 52% più efficacemente rispetto alle app tradizionali, e generano un valore annuale per ogni utente di 30,16 dollari per utente, contro i 21,37 delle non-AI.
Il quadro complessivo che emerge è quindi quello di un mercato ancora in cerca di maturità. Le app lanciate prima del 2020 generano ancora il 69% di tutti i ricavi da abbonamento, nonostante il numero di nuovi lanci sia aumentato di sette volte dal 2022. L’AI attrae, insomma, ma convincere gli utenti a restare è tutta un’altra storia.
Le AI alleate del gioco d'azzardo illegale: l'inchiesta che mostra il nuovo rischio dei chatbot
Le capacità di orientamento delle AI possono trasformarsi in scorciatoie…
