Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind e premio Nobel per la Chimica 2024, ha alzato il tiro: l’intelligenza artificiale generale, quella capace di eguagliare o superare le capacità cognitive umane, potrebbe arrivare già entro il 2029, anche se la sua stima centrale rimane il 2030.
Lo ha detto a margine del Google I/O, la conferenza annuale degli sviluppatori di Mountain View, dove ha usato parole volutamente forti. A suo avviso l’umanità si trova ai “piedi della singolarità” e la società ha solo pochi anni per prepararsi a questo cambiamento. Hassabis dice di essere già sulla strada giusta e che il 2030 è la sua previsione, con un margine di più o meno un anno. Non tutti nel settore sono d’accordo, Andrew Ng, cofondatore di Google Brain, ritiene che l’AGI sia ancora a decenni di distanza, ma la voce di Hassabis pesa, soprattutto dopo i risultati di AlphaFold.
La fase attuale dell’AI, quella degli agenti in grado di pianificare e agire autonomamente, va letta, secondo Hassabis, come una sorta di prova generale. La prossima ondata di agenti AI andrà vissuta come un test di stress per la società, in preparazione a sistemi molto più potenti. In altre parole: imparare a gestire gli agenti di oggi significa allenarsi a reggere l’impatto di ciò che verrà. Le implicazioni sono enormi. Hassabis ha paragonato l’arrivo dell’AGI alla scoperta del fuoco e all’invenzione dell’elettricità, stimando che il suo impatto sarà circa dieci volte quello della rivoluzione industriale, ma concentrato in un decennio anziché in un secolo. Parole che sembrano quasi fantascienza, ma che arrivano da un uomo che ha già riscritto le regole della biologia computazionale.
Il nodo centrale, però, non è solo tecnico, ma anche e soprattutto politico e culturale. Hassabis ha ammesso di aver usato deliberatamente termini provocatori per stimolare maggiore urgenza nei governi, negli economisti e nell’opinione pubblica, ribadendo che l’AI potente non è una questione lontana nel tempo. Il problema è che il dibattito resta confinato ai circoli tecnologici: “I miei amici economisti non stanno prendendo la cosa abbastanza sul serio”, ha detto. Sul fronte della sicurezza, ha accolto positivamente i passi del governo statunitense verso una regolamentazione più stringente, inclusa la possibilità di un executive order che imponga test obbligatori prima del rilascio di nuovi modelli, e ha dichiarato di essere in dialogo con i vertici degli altri principali laboratori di AI. Nel frattempo, Isomorphic Labs, la sua spin-off dedicata alla ricerca farmaceutica basata sull’AI, ha appena raccolto 2,1 miliardi di dollari di nuovi finanziamenti. Un segnale che il mondo degli investitori, almeno, ha già capito che questa non è fantascienza.
Può "spegnerci" o renderci "geni": la previsione di Demis Hassabis di Google DeepMind sull'AI
Secondo il CEO di Google DeepMind l'effetto che l'AI avrà…
