Il momento di un dibattito serio su AI e minori tra strategie industriali e ispirazioni condivise | Weekly AI

Weekly AI è la nostra rassegna settimanale sulle notizie più rilevanti legate al mondo dell’intelligenza artificiale.
Il momento di un dibattito serio su AI e minori tra strategie industriali e ispirazioni condivise | Weekly AI

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Molto rumore per quasi nulla? Un po’ a sorpresa OpenAI decide di mantenere il controllo delle attività commerciali sotto la sua struttura non-profit, facendo un passo indietro rispetto alla volontà annunciata di diventare totalmente a scopo di lucro. Altman presenta la virata come frutto di una riflessione responsabile per un ritorno ai principi fondanti dell’organizzazione, tuttavia i maliziosi sostengono che la decisione sia solo una mossa strategica per placare pressioni legali e pubbliche.

Se OpenAI sperava di mettere anche un freno alla faida con Elon Musk, sbagliava. Sulla via della (presunta) chiusura della sua esperienza politicaMusk dichiara che continuerà la sua causa legale contro l’azienda, che vedeva al centro della diatriba proprio il passaggio profit dell’azienda. Il proprietario di Tesla continua a sostenere che la società avrebbe violato il suo intento originale di operare a beneficio dell’umanità.

OpenAI intanto viene messa sotto la lente di ingrandimento in India: il governo istituisce un comitato di esperti per indagare sulla presunta violazione della legge sul copyright da parte dell’azienda in risposta a controversie legali sollevate da alcune testate giornalistiche. Un movimento di opinione abbastanza simile a quelli già esistenti negli USA. Ecco che emerge uno dei possibili intenti di Altman conservando il no profit: uscire pulito dalle eterne questioni sul copyright nascondendo le ambizioni commerciali dietro la bandiera della ‘ricerca di frontiera’.

Uno scudo utile anche per giustificare i limiti delle performance dell’AI, ciclicamente riproposti all’opinione collettiva. L’ultima perplessità è presentata dal New York Times: come già sottolineato a più riprese da qualche anno, parrebbe più i modelli sono potenti, più tenderebbero a incappare in allucinazioni. I modelli recenti di OpenAI o3 e o4-mini allucinerebbero addirittura tra il 33% e il 48% delle volte. Un bel problema considerato che non si saprebbe esattamente come risolverlo, essendo di fatto parte dell’architettura stessa delle AI.

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D’altronde sempre più spesso ci viene ripetuto che sappiamo spaventosamente poco di come funzionano le AI. Dario Amodei, CEO di Anthropic, rilancia preoccupazioni in tal senso sottolineando la necessità di intensificare gli studi sull’interpretabilità: rimane possibile che le AI ci ingannino e cerchino il potere, e non siamo ancora in grado di comprendere realmente le loro dinamiche interne.

Queste dichiarazioni dai toni fantascientifici, unite a un piccolo episodio in una fabbrica cinese, riportano a galla timori “animisti” che tanto galvanizzano i media. Un robot umanoide sembra sfuggire al controllo di alcuni tecnici durante una manutenzione, lanciandosi in movimenti che ricordano una reale aggressione.

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Invece di fantasticare sulle rivolte dei robot, faremmo meglio a concentrarci sulle inquietanti storture reali della tecnologia generativa: Meta AI viene accusata di intrattenere conversazioni a sfondo intimo con utenti minorenni. Come in un angosciante gioco di rimandi, la notizia giunge poco dopo l’annuncio di Google su Gemini che permetterà l’accesso all’AI anche ai minori di 13 anni. Probabilmente è giunto davvero il momento di interrogarci seriamente (anche qui in Europa) sulla legittimità di offrire strumenti tanto potenti quanto potenzialmente pericolosi ai più giovani.

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Apple e Anthropic annunciano lo sviluppo congiunto di una nuova piattaforma di programmazione AI chiamata vibe-coding, attualmente utilizzata internamente da Apple stessa. Il tutto mentre la mela scivola sul search. Per la prima volta in 22 anni diminuiscono le ricerche in Safari, tanto che Apple studia l’integrazione di modelli AI (probabilmente ChatGPT o Perplexity AI) che scalzino eventualmente la storica partnership con Google (che attualmente le versa ogni anno 20 miliardi di dollari in virtù di un accordo di revenue sharing sui ricavi pubblicitari). Il nuovo assetto scalfirebbe il potente monopolio di Big G nel settore delle ricerche, un primato considerato a repentaglio già da tempo.

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Anche le sale macchine delle aziende impegnate nella scalata verso la vetta sono calde, in particolare quelle di origine francese: la franco statunitense Hugging Face lancia un nuovo strumento di intelligenza artificiale agentica gratuito, progettato per agire sul computer in autonomia sfidando Operator di OpenAI. E la parigina Mistral, unica europea in lizza per la competizione con gli USAintroduce il nuovo Medium 3, modello che promette ottime prestazioni a un prezzo competitivo.

L’Europa continua a provare ad aprire una sua strada, ma oltreoceano è ancora considerata una terra di briglie normative da non prendere a esempio. Lo ricorda Altman durante un’udienza in Senato che riunisce i maggiori dirigenti statunitensi dei colossi dell’AI. L’obbiettivo della chiamata a raccoltaDelineare i nuovi passaggi della strategia anti-cinese battendo Pechino in innovazione.

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L’urgenza non risiede solo nell’innovazione ma anche nella diffusione; e a indagare i segnali incoraggianti ci sonoUn paio di bellissimi thread lanciati su Reddit, in cui viene chiesto quali sono state le cose più utili realizzate dagli utenti con l’AI, apre a un confronto che appariva necessario. Le persone usano l’AI in modo creativo per cose bellissime molto concrete, da applicazioni per migliorare nello sport al supporto per la gestione di conversazioni emotivamente difficili. Un limite dell’AI è che a volte fatichiamo a capire come applicarla nella nostra quotidianità. Ma molti spunti sono già attorno a noi. Basta cercarli.



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