Il caso Garlasco diventa un libro scritto dall’AI: l’esperimento del giornalista Andrea Fabbri

Il testo è stato redatto interamente da Gemini sotto la supervisione umana dell'autore

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Il caso Garlasco diventa un libro scritto dall’AI: l’esperimento del giornalista Andrea Fabbri

Il caso Garlasco, uno dei delitti più discussi della cronaca nera italiana, torna al centro dell’attenzione con un esperimento editoriale inedito. Il giornalista umbro Andrea Fabbri ha ideato “Garlasco secondo l’intelligenza artificiale“, libro edito da Intermedia Edizioni, già disponibile in digitale e in arrivo nelle librerie a fine luglio. Non è il classico saggio scritto da un cronista con il supporto della tecnologia, ma il contrario. Il testo è stato redatto interamente da Gemini, l’AI di Google nella sua versione a pagamento, sotto la supervisione umana dell’autore.

Fabbri, che non si è mai occupato del delitto di Chiara Poggi né di cronaca giudiziaria, ha spiegato la propria scelta all’ANSA con una motivazione precisa. “Ho voluto realizzare una lettura oggettiva e terza” ha dichiarato, sottolineando di essersi mantenuto volutamente estraneo alla materia. All’algoritmo ha impartito un comando rigoroso, scrivere un libro autorevole basandosi esclusivamente su fonti ufficiali, senza alcuna interpretazione emotiva.

La base documentale su cui ha lavorato l’AI è imponente. Fabbri ha caricato la discovery della Procura di Pavia, l’informativa dei carabinieri lunga 310 pagine, insieme alle posizioni ufficiali della difesa di Andrea Sempio, l’uomo tornato al centro delle indagini dopo la riapertura del caso. Dall’elaborazione sono nate 128 pagine suddivise in 24 capitoli, nei quali secondo l’autore il proprio ruolo si è limitato a verificare la corrispondenza tra quanto ricostruito dalla macchina e i fatti accertati.

“Ho voluto rovesciare il paradigma” ha raccontato ancora Fabbri, descrivendo l’operazione come “una sorta di riscrittura della Genesi“. Il giornalista ha paragonato il proprio gesto a quello di aver concesso “il libero arbitrio” a una creatura artificiale, lasciandole il compito di analizzare e pronunciarsi sul delitto più discusso d’Italia. “E alla fine è arrivato il verdetto” ha aggiunto, promettendo un finale definito “clamoroso e inaspettato“.

Il caso Garlasco riguarda l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco (Pavia) il 13 agosto 2007. Dopo la condanna definitiva dell’ex fidanzato Alberto Stasi a 16 anni di carcere, il procedimento è stato riaperto sulla base di nuove tracce di DNA non ancora attribuite con certezza, riportando il fascicolo sotto i riflettori mediatici.

Nell’introduzione, l’unico capitolo scritto direttamente da Fabbri insieme alla nota metodologica finale, l’autore riflette sullo stato attuale del giornalismo italiano. Descrive “un nuovo mondo in cui i giornalisti sposano tesi e le difendono con le unghie e con i denti“, pronti a scontrarsi pur di guadagnare una copia venduta o un punto di share in più. Da qui la domanda che ha guidato il progetto, se potesse esistere un’entità terza capace di valutare i fatti in modo “freddo, cinico, o magari binario, nell’accezione informatica del termine“.

“Binaria sì, zero o uno come ragionano i computer. Nessuna simpatia, nessun sentimento” ha spiegato Fabbri, aggiungendo che l’AI “non valuta, non interpreta soggettivamente, ma analizza dati e numeri e li raffronta“. Un’entità astratta e non umana, priva di rancore o passione, capace di leggere i dati così come scritti dall’una o dall’altra parte.

L’operazione arriva in un momento in cui il rapporto tra AI e informazione è sempre più discusso, tra entusiasmo per le nuove possibilità e preoccupazioni legate ad affidabilità e verifica delle fonti. Non è la prima volta che sistemi di AI vengono usati per rileggere casi giudiziari complessi tramite l’analisi di grandi moli di documenti, approccio promettente ma soggetto ai limiti intrinseci di questi strumenti, compresa la possibilità di ricostruzioni imprecise se le fonti caricate sono incomplete.

Il volume si inserisce in un doppio filone di attualità, quello giudiziario legato alla riapertura del caso dopo cinque processi e una sentenza definitiva, e quello tecnologico legato alla diffusione dell’AI generativa in ambiti finora riservati al lavoro intellettuale umano.

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