La battaglia per il futuro dell’intelligenza artificiale si sposta dalle sale server di Silicon Valley alle aule delle Nazioni Unite. Un gruppo sempre più numeroso di paesi in via di sviluppo ha lanciato un ultimatum alla comunità internazionale. Chiedono di non essere semplici spettatori in una rivoluzione tecnologica che potrebbe ridisegnare l’economia globale per i prossimi decenni. La posizione è netta e senza appelli. Il futuro dell’AI non può essere deciso da un ristretto numero di paesi tecnologicamente avanzati o da pochi miliardari che controllano i colossi del settore. Questa è la premessa fondamentale su cui si basa la nuova offensiva diplomatica che ha visto protagonista la conferenza dell’Onu sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo. Un momento storico che segna un cambio di passo nelle relazioni internazionali e nella governance della tecnologia.
I paesi in via di sviluppo stanno dimostrando una crescente unità di intenti. Non vogliono più accettare un modello in cui le regole del gioco vengono scritte altrove. Secondo quanto emerso dai recenti dibattiti, l’intelligenza artificiale ha il potenziale per accelerare lo sviluppo in modo esponenziale. Si stima che se agissero rapidamente su infrastrutture energetiche, connettività digitale e formazione delle competenze, queste nazioni potrebbero acquisire un secolo di progresso in appena un decennio. Un’opportunità straordinaria che rischia però di trasformarsi in una minaccia se non si interviene con strutture di governance adeguate. Il divario tecnologico attuale potrebbe infatti cristallizzare nuove forme di dipendenza economica. I paesi ricchi detengono il controllo sui dati e sugli algoritmi. Senza un intervento deciso, il divario si amplierebbe ulteriormente creando una nuova forma di colonialismo digitale.
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha a lungo sostenuto la necessità di una governance globale dell’AI. La sua posizione è coerente e ferma da anni. Nel 2023 l’organizzazione ha creato un organo consultivo di 39 membri proprio per affrontare queste sfide complesse. Guterres ha più volte sottolineato i rischi di un sistema che sfugga al controllo umano. Le sue parole risuonano con forza in un momento in cui i sistemi diventano sempre più potenti e autonomi. La richiesta dei paesi in via di sviluppo non è solo una questione di equità. È una questione di sicurezza globale. Un’AI sviluppata senza considerare le esigenze e i valori della maggioranza dell’umanità potrebbe produrre risultati distorti o pericolosi. La diversità di prospettive è essenziale per creare sistemi etici e inclusivi.
La conferenza dell’ONU sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo è diventata il palcoscenico principale per queste rivendicazioni. I delegati dei paesi in via di sviluppo hanno esortato la comunità internazionale a rivedere gli accordi commerciali e tecnologici. Chiedono un accesso più equo ai modelli linguistici e alle infrastrutture di calcolo. L’AI potrebbe rivoluzionare settori cruciali come la sanità l’agricoltura e l’istruzione. Tuttavia senza un trasferimento di tecnologia e di know how questi benefici rimarranno confinati nei paesi già sviluppati. I dati raccolti mostrano che le aziende tecnologiche stanno investendo miliardi in ricerca e sviluppo. Ma questi investimenti sono concentrati in poche aree geografiche. La mancanza di diversità nei team di sviluppo è un problema riconosciuto anche dagli stessi esperti del settore.
Alcuni analisti sostengono che l’AI potrebbe generare trilioni di dollari in valore economico globale nei prossimi anni. Questa proiezione economica rende ancora più urgente la questione della distribuzione dei benefici. Se l’AI venisse utilizzata solo per ottimizzare i profitti delle grandi corporation senza considerare l’impatto sociale si perderebbe un’opportunità unica per affrontare le disuguaglianze. I paesi in via di sviluppo offrono un laboratorio unico per testare soluzioni innovative. Le loro sfide specifiche in termini di risorse limitate e popolazioni in rapida crescita potrebbero spingere verso modelli di AI più efficienti e sostenibili. Ignorare questo potenziale sarebbe un errore strategico grave per l’intera comunità internazionale.
La strada da percorrere è ancora lunga e piena di ostacoli. Servono investimenti massicci in infrastrutture digitali e formazione. Ma soprattutto serve una volontà politica forte. I paesi sviluppati devono essere disposti a condividere la tecnologia e a costruire partnership egualitarie. La conferenza dell’Onu rappresenta un primo passo importante. Mostra che la diplomazia tecnologica è entrata in una nuova fase. Non si tratta più solo di regolare i mercati. Si tratta di definire i valori che guideranno il futuro dell’umanità. La scelta è tra un mondo frammentato da barriere digitali o un mondo che utilizza la tecnologia per colmare le vecchie divisioni. Il mondo in via di sviluppo ha alzato la voce. Ora tocca agli altri ascoltare e agire. Il tempo per decidere è ormai poco e le conseguenze delle scelte di oggi definiranno il mondo di domani.
I leader delle principali aziende AI avvertono l'ONU sui rischi crescenti delle ultime tecnologie
L’incontro, organizzato dalla Francia durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite,…
