L’intelligenza artificiale non sta cancellando l’occupazione in massa, ma sta ridisegnando gli equilibri del mercato del lavoro. Lo rivela il nuovo indicatore observed exposure, sviluppato da Anthropic, che misura quanto l’AI venga effettivamente usata per automatizzare compiti lavorativi.
A differenza delle stime teoriche, che spesso sovrastimano l’impatto della tecnologia, questo metodo incrocia i dati reali di utilizzo dei modelli linguistici, come Claude, con le mansioni descritte nel database Occupational Information Network, cioè il principale database statunitense che descrive in modo dettagliato le caratteristiche di centinaia di professioni. Il risultato? Solo una frazione del potenziale teorico dell’AI è oggi sfruttata. Ad esempio, nel settore informatico, il 94% dei compiti potrebbe essere automatizzato, ma solo il 33% lo è realmente. ”L’AI è ancora lontana dal suo massimo potenziale, ma sta già influenzando la crescita occupazionale”, spiega Peter McCrory, economista di Anthropic. Secondo il Bureau of Labor Statistics, per ogni 10 punti percentuali in più di esposizione all’AI, la crescita prevista di un’occupazione entro il 2034 cala dello 0,6%, un segnale che, seppur debole, indica una tendenza in atto.
Ma quali sono le professioni più a rischio? Programmatori, addetti al servizio clienti e operatori di inserimento dati, dove l’AI copre già fino al 75% delle attività. Al contrario, il 30% lavoratori, che svolgono professioni manuali come ad esempio cuochi, meccanici e bagnini, non mostrano alcuna esposizione, perché le loro mansioni richiedono presenza fisica o abilità manuali impossibili da replicare.
La tipologia di lavoratori più esposti sono spesso donne, tendenzialmente over 40, con un’istruzione elevata e salari alti. Una dato che smentisce l’idea che l’AI colpisca solo i lavori poco qualificati. “Non stiamo vedendo un aumento della disoccupazione, ma un rallentamento nelle assunzioni, soprattutto per i giovani tra i 22 e i 25 anni”, avverte Maxim Massenkoff, coautore dello studio. I dati mostrano infatti un calo del 14% nel tasso di assunzione per i neolaureati in settori esposti, un campanello d’allarme per chi cerca di entrare nel mondo del lavoro.
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