Il governo Meloni ha compiuto un passo storico nell’ambito della regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Con l’introduzione del nuovo articolo 437-bis del Codice Penale, l’Italia si allinea al Regolamento europeo sull’AI, ma lo fa con una mossa che va oltre le sanzioni amministrative. Chi altera sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio o ne omette le misure di sicurezza, mettendo in pericolo lo Stato, rischia fino a 10 anni di reclusione.
La norma, approvata nel Consiglio dei Ministri del 4 agosto 2026, punisce l’omessa adozione di misure di sicurezza e l’alterazione illecita di sistemi che potrebbero compromettere la sicurezza nazionale. Non è necessario che il danno si verifichi concretamente: basta che sia stato creato un rischio ingiustificato per la collettività. La pena, da 1 a 5 anni, è graduata in base al bene giuridico esposto a pericolo e rafforza la tutela civile per i danneggiati.
Il provvedimento nasce come attuazione dell’AI Act europeo, che classifica i sistemi di intelligenza artificiale in base al livello di rischio. I sistemi ad alto rischio includono quelli utilizzati in ambiti critici come la sicurezza nazionale, le infrastrutture strategiche, la giustizia e la gestione dei dati biometrici. L’Unione Europea ha stabilito che questi sistemi devono rispettare requisiti rigorosi, tra cui la valutazione dei rischi, la qualità dei dati, la trasparenza e la sorveglianza umana.
L’Italia, però, ha deciso di innalzare l’asticella, introducendo una responsabilità penale individuale per chi non rispetta questi standard. Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia, ha sottolineato che non c’è nulla di automatico affidato all’intelligenza artificiale: ogni utilizzo di sistemi critici sarà soggetto a un doppio vaglio tra pubblico ministero e giudice, con limiti stringenti per evitare abusi. Non saranno ammesse banche dati biometriche permanenti, e il riconoscimento facciale potrà essere attivato solo dopo un reato e con autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
Secondo il regolamento europeo, rientrano in questa categoria i sistemi che possono mettere in pericolo la salute, la sicurezza o i diritti fondamentali delle persone. Esempi includono l’identificazione biometrica remota, i sistemi utilizzati nelle infrastrutture critiche (come i trasporti o l’energia), o quelli che influenzano l’amministrazione della giustizia o i processi democratici. Per questi sistemi, l’AI Act impone obblighi stringenti, come la documentazione tecnica dettagliata, la tracciabilità dei risultati e la sorveglianza umana costante.
La nuova norma italiana, però, non si limita a recepire le regole europee. Con l’articolo 437-bis, l’omissione di misure di sicurezza diventa un reato penale, equiparato a quelli legati alla sicurezza sul lavoro. La norma non colpisce il semplice utente, ma si rivolge a fornitori e deployer di sistemi AI, cioè coloro che sviluppano o implementano queste tecnologie in contesti professionali. L’obiettivo è spingere verso una maggiore trasparenza e responsabilità, ma c’è il rischio che molte aziende preferiscano autocensurarsi o rinunciare all’innovazione per paura di sanzioni penali.
Cosa ne pensano gli esperti? Anna Italiano, avvocato e collaboratrice dell’Osservatorio Artificial Intelligence, evidenzia che l’AI Act europeo impone già obblighi rigorosi per i sistemi ad alto rischio, come la valutazione dei rischi, la qualità dei dati e la documentazione tecnica. L’Italia, con l’articolo 437-bis, aggiunge un livello di responsabilità penale che potrebbe aumentare la prudenza delle aziende, ma anche frenare l’innovazione in un settore in rapida evoluzioneosservatori.net.
La domanda che molti si pongono è se questa norma rafforzi la sicurezza o soffochi la competitività. Da un lato, garantisce che i sistemi critici siano gestiti con la massima attenzione. Dall’altro, rischia di creare un clima di incertezza giuridica, dove le aziende preferiscono evitare investimenti in tecnologie avanzate per timore di sanzioni. Il tempo dirà se l’Italia avrà trovato il giusto equilibrio tra sicurezza e progresso.
L’Italia vara le sue regole sull’AI: approvati i decreti dell'AI Act su riconoscimento facciale e licenziamenti
Il governo ha introdotto il riconoscimento facciale con autorizzazione del…
