Il 28 aprile 2026 è iniziato a Oakland il processo che oppone Elon Musk a Sam Altman, un tempo fondatori di OpenAI e oggi rivali nel campo dell’intelligenza artificiale con due aziende che si contendono quote di mercato in concorrenza.
Al centro della disputa c’è la trasformazione dell’azienda da entità no-profit a gigante tecnologico orientato al profitto, oggi valutato oltre 850 miliardi di dollari. Musk accusa Sam Altman e Greg Brockman di aver tradito la missione originale, cioè sviluppare un’AI a beneficio dell’umanità, non per arricchire investitori privati, e chiede 150 miliardi di dollari di risarcimento.
Musk, che aveva finanziato OpenAI con 38 milioni di dollari, chiede anche la rimozione del CEO Altman e il ritorno alla struttura no-profit. “Hanno rubato una organizzazione benefica”, ha dichiarato il suo avvocato, Steve Molo. OpenAI, invece, accusa Musk di voler ostacolare un concorrente chiave nella corsa all’intelligenza artificiale generale. Dietro a queste motivazioni c’è sicuramente anche la volontà di Elon Musk di frenare l’avanzata di OpenAI creando ulteriori difficoltà all’azienda che, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, non ha centrato i suoi obiettivi recenti in termini di nuovi utenti e ricavi e si trova ora in una fase di forte timore di non riuscire a sostenere le significative spese per i data center.
Il verdetto, atteso a maggio, potrebbe ridefinire gli standard dell’industria tecnologica sollevando importanti domande sulla governance dell’AI e sulla trasparenza delle aziende che la sviluppano.
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