Due terzi dei cittadini USA si oppongono con fermezza alla costruzione di nuovi data center

Il sostegno locale alla costruzione di data center è crollato dal 51% al 25-26% in appena un anno

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Due terzi dei cittadini USA si oppongono con fermezza alla costruzione di nuovi data center

I cittadini statunitensi sono sempre meno tolleranti verso le strutture che alimentano lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. È questa la fotografia che emerge da una serie di sondaggi pubblicati nelle ultime settimane, l’ultimo dei quali firmato Reuters/Ipsos.

Solo uno statunitense su tre approva il ritmo accelerato con cui vengono costruiti i data center per l’AI, e la maggioranza si opporrebbe alla realizzazione di uno nella propria comunità. Un paradosso che rivela quanto il consenso tecnologico possa sfaldarsi nel momento in cui l’astratto diventa concreto comportando una serie di ripercussioni molto gravi sul piano ambientale.

I numeri, confermati da più istituti di ricerca indipendenti, sono netti. Secondo un sondaggio Gallup condotto a marzo su mille adulti statunitensi, sette su dieci si oppongono alla costruzione di data center per l’AI nella propria area, con quasi la metà (il 48%) fortemente contraria. Solo il 7% si dice decisamente favorevole. Il fenomeno è talmente marcato che Gallup lo ha paragonato all’opposizione storicamente associata alle centrali nucleari. Nel medesimo sondaggio, il 53% degli statunitensi si è dichiarato contrario alla costruzione di un impianto nucleare nella propria area, ben meno del 71% ostile ai data center AI.

Le ragioni del rifiuto sono chiare e precise. La metà dei contrari cita il consumo eccessivo di risorse, acqua ed energia in testa, mentre circa uno su cinque teme ripercussioni sulla qualità della vita locale, tra cui traffico, aumento dei prezzi e bollette più salate. La diffidenza travalica le divisioni politiche e i democratici sono più propensi a un’opposizione netta (56% fortemente contrari contro il 39% dei repubblicani), ma la maggioranza di entrambi gli schieramenti è comunque contraria.

Il problema non è solo di percezione, ma ha già conseguenze concrete sull’industria. Secondo Change Research, il sostegno locale alla costruzione di data center è crollato dal 51% al 25-26% in appena un anno, tra marzo 2025 e aprile 2026, con un’inversione netta di oltre quaranta punti percentuali. Nel 2025, l’opposizione locale ha portato al ritardo o alla cancellazione di progetti per un valore complessivo di 156 miliardi di dollari.

Sul fronte legislativo, il Maine ha tentato di vietare per legge ogni nuova costruzione, anche se la governatrice ha poi opposto il veto. Eppure, secondo l’analista di Bernstein Stacy Rasgon, le grandi aziende tecnologiche hanno la capacità finanziaria e il peso politico per aggirare le resistenze locali, spesso scegliendo territori a basso reddito o stati con normative ambientali più permissive. La vera partita per aziende tech, però, si gioca nel riuscire a convincere le comunità che ospitare queste infrastrutture valga davvero la pena.


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