Dove sorgono i data center la temperatura del terreno aumenta in media di 2°C

Uno studio condotto Università di Cambridge ha analizzato il fenomeno del "data heat island effect" con risultati sorprendenti sul calore generato dai data center sui territori ma non ancora sottoposti a revisione paritaria

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Dove sorgono i data center la temperatura del terreno aumenta in media di 2°C

C’è un effetto collaterale dell’intelligenza artificiale di cui si parla ancora troppo poco, ed è sorprendentemente fisico: il calore. Uno studio pubblicato sulla piattaforma scientifica online arXiv da un team del Dipartimento di informatica dell’Università di Cambridge ha analizzato oltre 6.000 grandi data center nel mondo, rilevando che la temperatura superficiale del terreno circostante aumenta in media di 2°C dopo l’avvio delle attività di un singolo impianto.

Il fenomeno prende il nome di “data heat island effect”, cioè un effetto isola di calore generato dalla presenza di data center. In casi estremi, l’incremento raggiunge i 9,1°C, e l’effetto rimane misurabile fino a 10 km di distanza, con un’intensità che si riduce solo del 30% a 7 km dal sito.

I numeri sono confermati da numerose rilevazioni concrete. Nella regione messicana di Bajío, diventata un grande polo di data center, lo studio ha rilevato aumenti di temperatura inspiegabili di circa 3,6 gradi negli ultimi vent’anni. Una situazione analoga è stata riscontrata in Aragona, in Spagna, dove lo stesso incremento non è stato registrato nelle province vicine. Complessivamente, oltre 340 milioni di persone vivono già all’interno di queste isole di calore digitali. Andrea Marinoni, professore associato di Cambridge e coordinatore della ricerca, ha dichiarato: “I risultati che abbiamo ottenuto sono stati abbastanza sorprendenti. Questo potrebbe diventare un problema significativo”.

Non mancano però le voci critiche nei confronti dei risultati emersi. Ralph Hintemann del think tank Borderstep Institute ha definito i dati “interessanti”, ma ha sottolineato che gli effetti sembrano molto elevati e richiedono ulteriori verifiche, ricordando che le emissioni legate alla produzione di energia per i data center restano comunque l’aspetto climaticamente più allarmante. Inoltre, lo studio non è ancora stato sottoposto a revisione paritaria, ma la direzione di marcia preoccupa e secondo le stime di BloombergNEF, società di ricerca e analisi specializzata in energia, tecnologia e sostenibilità, gli investimenti in data center raggiungeranno i 760 miliardi di dollari nel solo 2026 e la capacità globale è destinata a raddoppiare entro il 2030. Secondo Marinoni, “l’effetto delle isole di calore dei data center potrebbe influire su benessere, sanità, energia e sistemi demografici”, diventando un fattore critico per la sostenibilità ambientale per il clima che cambia.

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