Come alcuni insegnanti stanno ripensando classi e lezioni scolastiche per rispondere all’era dell’AI

Si osserva sempre con maggiore frequenza una tendenza che sta ridisegnando la scuola nell'era dell'intelligenza artificiale

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Come alcuni insegnanti stanno ripensando classi e lezioni scolastiche per rispondere all’era dell’AI

Nei sobborghi di Chicago un insegnante di inglese apre ogni lezione con un gesto ormai raro. Fa distribuire i quaderni da una scatola e limita i Chromebook a circa il 10% delle giornate scolastiche. Si chiama Rex Ovalle e insegna in un liceo dell’Illinois. «Ho visto molto più coinvolgimento, perché quando i computer sono spenti non ci si può nascondere», racconta. La sua non è una battaglia di retrovia, ma la fotografia di una tendenza che sta ridisegnando la scuola statunitense nell’era dell’intelligenza artificiale.

Lo documenta un’inchiesta di Reuters pubblicata il 28 ottobre, basata su interviste a una dozzina di docenti ed esperti di educazione negli Stati Uniti. Il quadro che emerge è quello di una rivoluzione silenziosa nei metodi di valutazione. Meno compiti a casa, più scrittura e discussione in classe, verifiche orali al posto dei temi, domande progettate per misurare il ragionamento dello studente e non la semplice correttezza della risposta. Perché ormai ChatGPT e i suoi concorrenti rispondono in pochi secondi a qualsiasi domanda convenzionale su trama e personaggi di un romanzo.

I numeri spiegano l’urgenza. Secondo l’EdWeek Research Center, la quota di insegnanti della scuola primaria e secondaria che usa strumenti AI in classe è quasi raddoppiata in due anni, dal 34% del 2023 al 61% del 2025. Un sondaggio RAND dello scorso anno conferma che la maggioranza di studenti e docenti di inglese, matematica e scienze ricorre all’AI per i compiti. La reazione degli insegnanti passa per strategie creative. Tristen Chang, docente di lettere a San Francisco, ha abolito i temi a casa sostituendoli con esami orali di quindici domande. Un collega del Bronx assegna saggi che richiedono articoli accademici protetti da paywall, invisibili ai chatbot. Un’insegnante di New York fa lasciare il telefono in aula anche durante le uscite, dopo aver scoperto che alcuni studenti andavano in bagno a consultare l’AI.

La scienza, intanto, è ancora divisa sugli effetti dell’AI sull’apprendimento. Uno studio randomizzato di Harvard del 2025 ha mostrato che un tutor AI personalizzato migliora i risultati e il coinvolgimento degli studenti. Ma una ricerca del MIT Media Lab dello stesso anno suggerisce che chi usa ChatGPT per scrivere finisce il lavoro più in fretta, a costo però di pensare meno. «C’è stata una lunga marcia della tecnologia che cambiava l’insegnamento, ma l’AI è la più drastica», dice Tristen Chang. «Tutto ciò che sapevamo va buttato». In mezzo a questi poli resta il parere di chi invita alla calma, come Antero Garcia, professore di educazione a Stanford e presidente del National Council of Teachers of English. «Gli adulti usano questi strumenti per il lavoro, ma non abbiamo ancora capito cosa significhi per l’educazione».

Non si tratta però di una crociata contro l’AI. Molti dei docenti intervistati la usano ogni giorno per semplificare il vocabolario di documenti storici per studenti con livelli di lettura diversi, condensare articoli, trovare materiali. Michael Zagari, insegnante di studi sociali nello Stato di New York, incoraggia gli studenti a usarla per avviare le ricerche e sostiene che imparare a formulare buoni prompt sia essa stessa una forma di pensiero critico. La sua sintesi è la più citata dell’inchiesta. «L’AI non se ne andrà. Dobbiamo capirla».

Il nodo rimane il quadro istituzionale. I distretti scolastici statunitensi sono spaccati tra chi vuole integrare l’AI in classe e chi vuole limitarla, e molti insegnanti attraversano questa transizione da soli, senza linee guida condivise. Il paradosso è che la tecnologia più avanzata della generazione sta riportando la scuola alle pratiche più antiche. Scrittura a mano, dialogo in presenza, esami orali. Se il compito a casa era il simbolo della scuola novecentesca, la classe del futuro potrebbe assomigliare molto a quella di un secolo fa, con una differenza. Questa volta gli insegnanti sanno esattamente da cosa si stanno difendendo.

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