Bright Security ha annunciato AI PT, un nuovo modulo di penetration testing basato su intelligenza artificiale. Il prodotto individua, sfrutta e dimostra vulnerabilità reali nel modo in cui lo farebbe un tester umano, ma in una frazione del tempo e del costo di un’attività tradizionale. Secondo l’azienda, quello che oggi richiede settimane può essere completato in ore.
Il lancio risponde a una finestra che si sta rapidamente chiudendo tra la divulgazione di una vulnerabilità e la sua effettiva exploitation. Sistemi AI di frontiera pensati per la ricerca sulla sicurezza, tra cui Claude Mythos di Anthropic e Aardvark di OpenAI, sono ormai in grado di identificare e sfruttare falle software con un coinvolgimento umano minimo o nullo. In questo scenario, i team di sicurezza si trovano a competere con strumenti offensivi che lavorano in automatico e senza sosta.
AI PT si appoggia al motore DAST deterministico già presente nella piattaforma di Bright Security, lo stesso che alimenta i moduli Dynamic Testing e STAR Harness. La scoperta della superficie d’attacco e la gestione dell’autenticazione non vengono delegate a ragionamenti probabilistici: girano sul motore dinamico collaudato, così i risultati riflettono il comportamento reale dell’applicazione. I findings del nuovo modulo confluiscono nello stesso sistema di registrazione degli altri strumenti, pronti per audit SOC 2, GDPR e ISO 27001.
Il modulo offre due modalità operative: completamente automatizzata oppure con supervisione umana sui passi di exploitation più critici. Supporta sia il testing black box che grey box, a seconda del livello di accesso che si intende concedere al sistema. La piattaforma abbina AI agente a un motore di testing dinamico per erogare testing automatico, auto-remediation e penetration testing AI-driven su scala enterprise, senza i falsi positivi tipici degli strumenti AppSec di vecchia generazione.
AI PT si inserisce nella traiettoria tracciata da Bright STAR, la piattaforma lanciata in aprile 2025 all’RSA Conference, che già combinava rilevamento delle vulnerabilità, auto-remediation e validazione su codice scritto da umani e generato da AI. Con meno del 3% di falsi positivi dichiarati, STAR aveva già posizionato Bright Security in netto contrasto rispetto agli strumenti tradizionali. AI PT estende quella logica alla fase di testing offensivo, quella storicamente più costosa e lenta del ciclo di sviluppo.
L’azienda, con sede in California e finanziamenti superiori ai 46 milioni di dollari secondo Crunchbase, si muove in un mercato dove la pressione sulle organizzazioni è cresciuta in modo diretto negli ultimi mesi. Più i modelli AI diventano capaci di automatizzare l’attacco, più diventa urgente automatizzare la difesa con gli stessi strumenti. AI PT è disponibile da oggi per i clienti della piattaforma Bright Security.
