Apple testa il suo “Apple GPT”

Apple al lavoro su Apple GPT? La società di Cupertino starebbe sviluppando silenziosamente strumenti di AI per sfidare la concorrenza.

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Apple testa il suo “Apple GPT”

Apple al lavoro su Apple GPT? Secondo indiscrezioni, la società di Cupertino starebbe sviluppando silenziosamente strumenti di intelligenza artificiale che potrebbero rivaleggiare con quelli di OpenAI e Google.

Gli sforzi di Apple: cosa si sa finora?

Secondo quanto riportato da Bloomberg, la società avrebbe creato un framework interno chiamato “Ajax” per realizzare large language models (LLM) e starebbe testando un chatbot soprannominato internamente “Apple GPT”.

Il progetto sarebbe guidato da John Giannandrea, head of machine learning and AI di Apple, e Craig Federighi, top software engineering executive. Stando alle fonti consultate da Bloomberg, il nuovo assistente virtuale (per ora utilizzato solo internamente) di Apple sarebbe in grado di riassumere testi e rispondere a domande in base ai dati con cui è stato addestrato, replicando essenzialmente le capacità di ChatGPT, Bard e Bing Chat.

Cosa significherebbe Apple GPT per il mercato dell’AI?

La mossa segna una netta accelerazione di Apple nel settore dell’AI generativa, in cui la società ha finora mantenuto un profilo piuttosto basso. L’azienda non ha nemmeno fatto menzione dell’AI durante l’ultima conferenza annuale per sviluppatori, mentre rivali come Microsoft, Google e Nvidia hanno attuato mosse aggressive per incorporare questa tecnologia innovativa nei propri servizi. Apple sembra però intenzionata a non farsi trovare impreparata: secondo Bloomberg potrebbe presto fare un importante annuncio nel campo dell’AI.

L’indiscrezione ha fatto volare il titolo di Apple a Wall Street, con le azioni della società che hanno toccato il massimo storico di 198,23 dollari.

Gli investitori scommettono sul fatto che Cupertino possa presto accorciare le distanze con i competitor, entrati già nel vivo della ‘sfida del secolo’. Il lancio di uno chatbot simile a ChatGPT potrebbe dare una spinta significativa a servizi come Siri, che negli ultimi anni hanno risentito degli sviluppi nel campo dell’AI e degli assistenti virtuali. La partita nell’AI sembra dunque più aperta che mai.


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