Amália, la voce dell’AI portoghese: Lisbona lancia il suo modello sovrano contro la dipendenza tecnologica USA

Con Amália, il Portogallo diventa così uno dei primi Paesi europei di piccole dimensioni a dotarsi di un modello linguistico sovrano

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Amália, la voce dell’AI portoghese: Lisbona lancia il suo modello sovrano contro la dipendenza tecnologica USA

Il Portogallo ha presentato mercoledì ad Amália, il primo grande modello linguistico open source sviluppato specificamente per il portoghese europeo, segnando l’ingresso ufficiale del Paese nella corsa continentale alla sovranità digitale, sulla scia di quanto già avviato da altre capitali europee. La cerimonia si è svolta al Técnico Innovation Center di Lisbona, alla presenza del primo ministro Luís Montenegro, che ha definito l’intelligenza artificiale una delle tecnologie decisive dei prossimi decenni. L’autonomia strategica dell’Europa è oggi, forse più che mai, legata all’AI. Questo modello ci permetterà di affrontare i prossimi decenni con maggiore sovranità e minore dipendenza, ha dichiarato Montenegro durante l’evento di lancio.

Il progetto nasce da un consorzio di cinque atenei portoghesi, tra cui l’Università Nova di Lisbona, l’Instituto Superior Técnico, e le Università di Coimbra, Porto e Minho, con il coinvolgimento di oltre 60 ricercatori in circa 18 mesi di sviluppo. Amália parte con 9 miliardi di parametri, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a 22 miliardi in una seconda fase entro il 2027. Il modello è stato addestrato a partire dal sistema europeo EuroLLM, sfruttando la potenza di calcolo dei supercomputer Deucalion, in Portogallo, e MareNostrum 5, in Spagna, oltre alla rete EuroHPC. L’investimento pubblico complessivo, inizialmente fissato a 5,5 milioni di euro tramite i fondi europei del PRR, è stato appena rafforzato con 1,5 milioni aggiuntivi, portando il totale a 7 milioni di euro fino al 2027.

A differenza di ChatGPT o di altri assistenti conversazionali, Amália non nasce come chatbot per il grande pubblico, ma come piattaforma di base su cui istituzioni, aziende e ricercatori potranno costruire applicazioni su misura. Lo ha chiarito il CEO del consorzio Center for Responsible AI, Paulo Dimas, in un’intervista all’agenzia Lusa. Non ci sarà un’interfaccia di chat con cui le persone possono interagire, come se fosse ChatGPT, perché non è questa la funzione, ha spiegato Dimas. Il modello è inoltre multimodale, capace cioè di analizzare anche immagini e audio oltre al testo, e integra fin dal training un filtro di sicurezza pensato per lo sviluppo di applicazioni AI affidabili. Le prime implementazioni riguarderanno una guida virtuale per i musei portoghesi, strumenti di supporto decisionale per la Marina, un assistente per la pianificazione didattica nelle scuole e un assistente digitale per i servizi pubblici ai cittadini, con priorità a istruzione, difesa, sanità e cultura.

Il rilascio di Amália, comprensivo di pesi, dataset di addestramento e codice sorgente, avviene sotto licenza open source, una scelta che il governo portoghese descrive come garanzia di trasparenza e controllo nazionale sui dati. Manuel Dias, direttore dei Sistemi Informativi dello Stato e presidente dell’Agenzia per la Riforma Tecnologica dello Stato (ARTE), non ha usato mezzi termini sulla dipendenza tecnologica europea: “Non c’è altro modo per dirlo, siamo dipendenti, ha affermato, citando come esempio i passi paralleli compiuti da Germania, Svizzera, Polonia, Paesi Bassi e Spagna con “una filosofia simile e convergente“. Secondo un rapporto tecnico del team di sviluppo, la versione Amália-DPO supererebbe tutti i modelli open source precedenti nel portoghese europeo, con risultati allo stato dell’arte in comprensione e generazione del linguaggio.

L’iniziativa lusitana si inserisce in un contesto europeo sempre più orientato all’indipendenza dai grandi fornitori statunitensi come OpenAI, Google e Anthropic, seguendo la scia di Francia e Germania, che hanno già puntato rispettivamente su Mistral AI e Aleph Alpha. Con Amália, il Portogallo diventa così uno dei primi Paesi europei di piccole dimensioni a dotarsi di un modello linguistico sovrano, scommettendo sulla lingua e sulla cultura nazionale come terreno su cui costruire una propria autonomia tecnologica, in un settore ancora largamente dominato da pochi grandi attori globali.

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