Alphabet perde il 12% a Wall Street: è il peggior calo in 22 anni di storia del gruppo

Nonostante la flessione del titolo, i risultati finanziari del terzo trimestre 2026 sono stati tecnicamente positivi

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Alphabet perde il 12% a Wall Street: è il peggior calo in 22 anni di storia del gruppo

La giornata di giovedì 29 ottobre 2026 è entrata nella storia dei mercati finanziari per la drammatica reazione di Wall Street verso Alphabet, il colosso che controlla Google. Il titolo ha registrato un crollo vertiginoso, perdendo oltre il 13% del suo valore in un singolo giorno, il peggior calo percentuale degli ultimi 22 anni. Questa caduta ha eraso circa 500 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, un dato che ha trascinato con sé l’intero sentiment dell’indice Nasdaq. Gli investitori hanno reagito con estrema durezza ai risultati del terzo trimestre, interpretando la massiccia espansione dei costi come un segnale di allarme che ha superato i benefici derivanti dalla crescita dei ricavi.

I numeri del trimestre, presentati il 28 ottobre, raccontano una storia di contrasti netti. I ricavi consolidati di Alphabet hanno raggiunto i 127,6 miliardi di dollari, segnando un aumento del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo risultato, seppur solido, è risultato leggermente inferiore alle attese degli analisti, che preventivavano circa 128,2 miliardi di dollari. La discesa degli utili per azione ha colpito ulteriormente la fiducia del mercato, con un risultato di 2,67 dollari contro i 3,02 dollari previsti. Il profitto netto è sceso del 25% su base annua, attestandosi a 26,2 miliardi di dollari. Questa delusione ha confermato che la sola crescita top-line non basta più a giustificare le valutazioni elevate raggiunte negli ultimi anni.

Il vero motore della crescita aziendale rimane il settore cloud, che ha mostrato una vitalità impressionante. I ricavi di Google Cloud hanno superato i 30,7 miliardi di dollari, raddoppiando praticamente il fatturato dell’anno precedente con un incremento del 103%. Questa espansione è stata trainata dalla domanda enterprise di infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dai sistemi di elaborazione TPU di ultima generazione. Nonostante questo successo, il mercato ha giudicato la performance complessiva come una delusione, poiché il settore pubblicitario, il cuore storico del business, ha mostrato segni di rallentamento. I ricavi della ricerca sono cresciuti solo del 12%, arrivando a 63,35 miliardi di dollari, un tasso di crescita che ha deluso le aspettative di un settore maturo.

La causa principale della reazione negativa risiede nella gestione finanziaria e nella politica degli investimenti. Alphabet ha riportato un flusso di cassa libero negativo per 9,07 miliardi di dollari, un peggioramento drastico rispetto ai 5,9 miliardi di negativo del secondo trimestre e ai 24,5 miliardi positivi dello stesso periodo del 2025. Per sostenere la corsa all’intelligenza artificiale, la società ha speso 51,4 miliardi di dollari in investimenti in capitale, una cifra che ha spaventato gli azionisti. La direzione ha mantenuto la guida annuale per gli investimenti in capitale, stimandola tra i 195 e i 205 miliardi di dollari per l’intero anno 2026. Questa decisione ha confermato che la guerra tecnologica per la supremazia nell’intelligenza artificiale richiederà investimenti enormi e prolungati, erodendo la redditività immediata.

Gli analisti hanno espresso preoccupazione per la sostenibilità di questo modello di spesa aggressiva. Il crollo ha sollevato interrogativi sulla capacità di Alphabet di convertire questi investimenti infrastrutturali in profitti concreti nel breve termine. Alcuni esperti hanno sottolineato che il mercato sta punendo la mancanza di efficienza operativa in un momento di incertezza macroeconomica. La perdita di valore ha portato la capitalizzazione di mercato del gruppo a scendere sotto la soglia psicologica dei quattro trilioni di dollari. Questa correzione è vista da molti come un momento di verità per le grandi aziende tecnologiche, che devono dimostrare che i costi elevati dell’intelligenza artificiale porteranno a un ritorno sull’investimento misurabile e duraturo.

La situazione attuale segna un punto di svolta nella percezione del titolo Google. Dopo anni di rally ininterrotti guidati dall’ottimismo sull’intelligenza artificiale, gli investitori stanno ora chiedendo prove concrete di redditività. Il crollo di giovedì ha mostrato che la narrativa della crescita a tutti i costi non è più sufficiente a sostenere le valutazioni. La domanda per il futuro prossimo sarà se Alphabet riuscirà a stabilizzare i margini di profitto o se la corsa agli armamenti tecnologici continuerà a consumare le risorse finanziarie. La reazione del mercato suggerisce che gli azionisti preferiscono una crescita più moderata ma profittevole, piuttosto che un’espansione aggressiva che brucia cassa a ritmi sostenuti.


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