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Paolo Marinoni 1 Agosto 2022

5 minuti

Un algoritmo contro l’evasione fiscale

Un algoritmo di intelligenza artificiale per combattere l’evasione fiscale. È stato adottato dall’Agenzia delle Entrate dopo la recente ‘approvazione’ ministeriale.

Il fenomeno dell’evasione fiscale è molto radicato nel nostro Paese. Tra il 2016 e il 2018, lo Stato avrebbe infatti incassato in media oltre 94 miliardi di euro di imposte in meno ogni anno rispetto a quanto stimato. Le imposte più evase sono l’Irpef da lavoratore autonomo (33,1 miliardi) e l’Iva (34,4 miliardi). È quando emerge dalla “Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva 2021” del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

L’Agenzia delle Entrate ha tentato numerosi approcci per cercare di ridurre e marginare il fenomeno, ma la situazione non sembra migliorare significativamente. L’ente ha quindi deciso di adottare uno strumento di ultima generazione e basato sull’intelligenza artificiale che, analizzando i big data, è in grado di rilevare le anomalie.  

L’applicativo VE.r.a. 

Il nome VE.r.a. è un acronimo che sta per Verifica dei rapporti finanziari. Si tratta di un software anti evasione sviluppato dall’Agenzia delle Entrate. Il programma permetterà di ottenere delle liste selettive utili nell’attività di controllo dell’Agenzia.  

L’algoritmo procede a un controllo incrociato tra tutti i dati presenti nelle banche dati del Fisco al fine di comporre un profilo del contribuente. Tra i dati oggetto dell’analisi, ci sono la dichiarazione dei redditi, il conto corrente, le app di acquisto e pagamento online, tutte le transazioni elettroniche, il patrimonio mobiliare e i registri immobiliari del contribuente.  

I comportamenti su cui si concentra il sistema sono quelli più lesivi, come frodi, fruizione indebita dei sostegni erogati dagli enti pubblici e false compensazioni. A maggior ragione, sono particolarmente attenzionati i soggetti che nutrono debiti con l’Agenzia (multe, bolli non pagati, evasione e altri comportamenti lesivi). In caso di chiari contrasti tra la realtà e quanto dichiarato dal contribuente, VE.r.a. lo segnalerà all’Agenzia (salvo rettifiche da parte del cittadino).

Il problema della privacy e l’anonimato  

Al fine di evitare problemi relativamente al diritto alla privacy dei cittadini, la prima parte della procedura – quella che precede la segnalazione – avviene in completo anonimato. Il sistema, infatti, procede alla ‘pseudonimizzazione’ del contribuente. A questo viene infatti associato un codice e, solo in caso di segnalazione, si potrà procedere con il reale nominativo del soggetto.  

Pseudonimizzazione: ai sensi dell’art. 4, paragrafo 1, n. 5, del regolamento (UE) n. 2016/679, il trattamento effettuato in modo tale che i dati personali non possano più essere attribuiti a un interessato specifico senza l’utilizzo di informazioni aggiuntive, a condizione che tali informazioni aggiuntive siano conservate separatamente e soggette a misure tecniche e organizzative intese a garantire che tali dati personali non siano attribuiti a una persona fisica identificata o identificabile”. 

Attuazione dell’articolo 1, comma 683, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, relativo al trattamento dei dati contenuti nell’archivio dei rapporti finanziari di cui al comma 682 del medesimo articolo 1. (22A03862) (GU Serie Generale n.152 del 01-07-2022)  

algoritmo evasione fiscale

Gli obiettivi e le speranze del Fisco 

Con questo strumento, integrato a quelli già a disposizione del Fisco, si passa dunque da un approccio deduttivo a una metodologia più analitica. Mentre infatti prima si tendeva a ricostruire il reddito di un soggetto con l’ausilio di elementi indiretti (spese, tenore di vita e altro), oggi, attingendo ‘direttamente’ alle transazioni elettroniche esistenti tra i contribuenti e gli istituti di credito, si individuano meglio gli elementi probatori relativi a eventuali redditi non dichiarati.  

Tramite i big data analizzati ed elaborati da un algoritmo di intelligenza artificiale VE.r.a. può infatti rilevare più precisamente le anomalie presenti nelle posizioni reddituali dei contribuenti. E sotto la lente dell’algoritmo passeranno dunque anche gli acquisti effettuati con metodi di pagamento elettronici e quelli registrati nelle banche dati digitali. 

Il software, che aveva già ottenuto il via libera dal Garante della Privacy, è stato definitivamente approvato con il decreto firmato dal ministro dell’Economia, Daniele Franco, il 28 giugno 2022. La speranza del Governo è che lo strumento possa sostenere la strategia anti evasione portata avanti negli ultimi anni. Una strategia che ha compreso anche l’attivazione di misure premiali. Tra queste, il cashback di Stato, introdotto per incentivare l’utilizzo di modalità di pagamento elettroniche (e quindi tracciabili).

Secondo alcuni, però, nel nostro Paese – caratterizzato da un’alta e crescente pressione fiscale – l’algoritmo non sarà sufficiente a risolvere un problema ormai radicato. In Italia, infatti, la pressione fiscale nei primi tre mesi del 2022 si è attestata al 38,4% del Pil, in aumento dello 0,5% rispetto al primo trimestre del 2021.