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Titani tech in alleanza, Google green con riserva e l’ombra di Pechino | Weekly AI #113

Weekly AI news è la rassegna stampa settimanale curata dai nostri editor sui temi più rilevanti legati al mondo dell’intelligenza artificiale

Questa settimana avviene una svolta interessante proprio nel cuore della patria dell’AI generativa. I legislatori della California votano infatti per promuovere una legge che richiederebbe alle aziende di intelligenza artificiale di aggiungere misure di sicurezza. Inutile dire che le Big Tech, come al solito, gridano al bavaglio e sembrano compattarsi con ancora più forza nei loro progetti di ridefinizione del mondo. Forse non a caso si saldano con forza ancora maggiore le alleanze monopolistiche.

Lo sviluppo più in vista in questo senso è che Apple avrà un posto da “osservatore” nel Consiglio di Amministrazione di OpenAI. L’accordo è parte dell’alleanza tra le due aziende annunciata nelle ultime settimane e crea dinamiche totalmente inedite. L’azienda di Tim Cook siederà al tavolo con il concorrente Microsoft in un intreccio che potrebbe influenzare tutto il settore. L’AI di Altman è centrale per il nuovo modello di business dei device Apple. Nemmeno a farlo apposta nella stessa settimana l’Unione Europea rafforza le indagini antitrust sulle alleanze Microsoft-OpenAI e Google-Samsung. C’è da scommettere le agenzie antitrust avranno ancora un bel po’ di lavoro da fare.

Mentre accoglie Apple al suo tavolo, OpenAI annuncia anche un’altra collaborazione molto significativa, stavolta nel panorama del giornalismo digitale: quella con il TIME. OpenAI avrà accesso all’archivio centenario del TIME per arricchire le risposte dei suoi prodotti e la testata utilizzerà la tecnologia di OpenAI per sviluppare nuovi prodotti editoriali.

Il team di Altman annuncia progressi anche in ambito software e crea un assistente AI per scovare errori di codice di nome CriticGPT, destinato a migliorare di molto l’accuratezza degli output dei modelli.

Anche Google è al centro della scena ma per motivi meno lodevoli. Come spiegato da Big G stessa sul report annuale sulla sostenibilità, le emissioni di gas serra causate dall’azienda sono aumentate del 50% negli ultimi cinque anni. La colpa è in larga parte dell’AI. Google continua a mirare all’obbiettivo di zero emissioni nette entro il 2030 ma riconosce che il traguardo è un po’ ambizioso. Ci prova ugualmente e investe in un’azienda di energia solare taiwanese al doppio scopo di rafforzare la sua presenza nel sud est asiatico con i suoi data center e ampliare la sua infrastruttura green.

Emissioni o no l’AI non può essere fermata, sembra pensare Google mentre lancia Gemma 2, l’ultima evoluzione dei suoi modelli di intelligenza artificiale open-source.

Si fa un gran parlare anche della Cina, quasi fosse un settore AI a sé. L’ONU adotta con il sostegno degli Stati Uniti una risoluzione sull’intelligenza artificiale proposta dalla Cina che mira a colmare il divario tecnologico tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo. La risoluzione cinese è “complementare” a quella presentata a marzo dagli USA e parrebbe prefigurare l’inizio di un dialogo tra le due potenze. Peccato che però le notizie successive allontanino questa prospettiva. Da Pechino arriva la volontà di finalizzare almeno 50 serie di standard di intelligenza artificiale entro il 2026, esigenza motivata in particolare dalla rivalità con l’America. E soprattutto sono indicative delle tensioni geopolitiche e industriali le inchieste del Wall Street Journal sul contrabbando segreto di chip NVIDIA, sviluppato in lungo e in largo in tutto il territorio cinese.

In Europa si respira una maggiore serenità e attirano l’attenzione i movimenti di alcune realtà meno note. In Italia una mira proprio a controbilanciare sulla lunga distanza il dominio dei processori NVIDIA. Si tratta di Axelera AI, che chiude un finanziamento da 68 milioni di dollari e che continua a emergere come un attore significativo nel settore europeo dei semiconduttori. Un po’ più a nord anche il colosso finlandese Nokia rafforza la sua presenza nell’AI acquistando Infinera, azienda americana specializzata in reti ottiche, in un’operazione orientata a potenziare l’offerta dell’azienda nel settore dei data center.

Intanto da ogni parte del mondo emergono notizie che denotato la diffusione di una consapevolezza sempre maggiore dell’impatto dei nuovi scenari tecnologici sulla società. Dall’Arabia Saudita arrivano le previsioni di un’esplosione del mercato della cybersecurity che passerà dai 3,6 miliardi di dollari del 2023 ai 10,5 miliardi di dollari entro il 2032. Dall’Australia emerge che molti lavoratori sono più avanti delle aziende per cui lavorano in quanto a uso dell’AI. Oltre due terzi di loro usano abitualmente software generativi non ufficialmente approvati dalle loro compagnie. Dal Brasile invece arriva il divieto da parte dell’autorità per la protezione dei dati a Meta di addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale sui dati personali dei cittadini brasiliani. In mezzo a tutto questo fermento suonano ironiche le dichiarazioni dell’esperto di robotica del MIT Rodney Brooks, che ritiene che gli esseri umani stiano sopravvalutando le capacità dell’intelligenza artificiale generativa e invita a controllare l’eccessiva fiducia nelle macchine.

Le sue osservazioni sono sicuramente fondate ma intanto conviene focalizzarsi sulle opportunità e gioire perlomeno alla notizie dell’AI in grado di rilevare 13 tipologie di cancro con la precisione del 98,2% sviluppata da un team dell’Università di Cambridge. Un’innovazione che forse merita, a ragione, una smodata fiducia.



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