Social invasi da creator digitali che costano meno ai brand: come l’AI sta cancellando gli influencer umani

A livello globale il mercato degli influencer AI ha raggiunto 11,74 miliardi di dollari, con un’adozione da parte dei brand passata dal 60% al 73% in un solo anno

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Social invasi da creator digitali che costano meno ai brand: come l’AI sta cancellando gli influencer umani

L’era degli influencer generati dall’intelligenza artificiale è ufficialmente iniziata. Secondo l’Influencer Marketing Hub Benchmark Report 2026, il mercato degli influencer AI ha raggiunto 11,74 miliardi di dollari, con un’adozione da parte dei brand passata dal 60% al 73% in un solo anno.

Il loro successo è spiegato dai numeri. Il tasso di engagement medio è 4,1 volte superiore a quello dei creator umani, e aziende come Prada, Calvin Klein e Dior hanno già siglato collaborazioni con figure digitali come Lil Miquela, che vanta milioni di follower su Instagram e contratti da 8.000 dollari a post. Clarissa Mansbridge, fondatrice dell’agenzia Mia Metaverse, ha dichiarato al Guardian che tra il 40% e il 60% dei contenuti pubblicati dai grandi marchi è generato da AI, una scelta dettata dalla necessità di eliminare costi come tariffe orarie, fotografi o rischi legati a opinioni personali degli influencer umani.

Dal 2 agosto 2026, l’AI Act dell’Unione Europea imporrà l’obbligo di etichettare chiaramente tutti i contenuti audiovisivi creati o manipolati da sistemi automatizzati, inclusi gli influencer virtuali. L’articolo 50 del regolamento richiederà un’etichetta visibile e leggibile dalle macchine su ogni materiale sintetico distribuito nel mercato europeo. Franz Russo, esperto di social e AI, sottolinea che «l’uso di influencer virtuali non è un problema di per sé, ma deve essere trasparente: presentare come autentica un’esperienza che non è mai avvenuta rischia di erodere la fiducia dei consumatori». Un’indagine dell’associazione Which? rivela che il 70% degli utenti non sa distinguere un contenuto reale da uno generato dall’AI, un dato che rende urgente una comunicazione inequivocabile.

Nonostante i vantaggi economici e l’efficacia, il fenomeno solleva preoccupazioni etiche. Gli influencer digitali, come Emily Pellegrini (creata con deep fake per apparire anche in video), permettono di tagliare costi logistici, ma rischiano di manipolare gli utenti e rafforzare stereotipi. Come spiega Russo, «l’innovazione può cambiare linguaggi e strumenti, ma non può mettere in discussione la responsabilità di comunicare in modo trasparente». La sfida, ora, è bilanciare il progresso tecnologico con la tutela dei consumatori, evitando che la frontiera digitale diventi un terreno di disinformazione e inganno.

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