Weekly AI è la nostra rassegna settimanale sulle notizie più rilevanti legate al mondo dell’intelligenza artificiale.
💾
Finalmente un gruppo di scienziati provenienti da varie università (tra cui MIT, Carnegie Mellon e Università di Toronto), dimostra che si può progettare un’AI senza rubare i dati. Prima il team crea un database di contenuti di alta qualità disponibili per uso libero, poi addestra un modello su quel database. Il risultato è paragonabile ad alcune delle migliori AI di Meta. Se ci fosse la volontà, l’esperimento potrebbe cambiare la narrazione dominante secondo cui creare AI senza rubare sarebbe impossibile, come ripetono a più riprese da anni vari esponenti delle big tech. Non è vero dunque che è impossibile, è semplicemente più lungo e più costoso.
Le aziende ritengono ancora che sia più veloce rubare e poi affrontare le conseguenze. A tal proposito, si segnalano le ‘cause copyright’ più in vista della settimana. Una vede contrapposti nei tribunali londinesi Getty Images e Stability AI: la società di intelligenza artificiale è accusata di avere utilizzato senza consenso i dati del database per la sua Stable Diffusion. Più o meno la stessa cosa per cui Disney e Universal accusano Midjourney in un nuovo procedimento legale.
🧠
Mentre la legittimità dell’utilizzo dei dati continua a rimanere un tema centrale, fa capolino una certa tendenza in tutto il mondo a dibattere attorno al concetto di AGI, la teorica ‘AI generale’ più intelligente degli esseri umani, da alcuni ritenuta irraggiungibile.
A tal proposito Apple mette al microscopio i limiti delle attuali migliori AI e in un paper sottolinea come i modelli AI ragionanti non lo sarebbero poi così tanto al crescere della complessità. Più di un osservatore nota che le dichiarazioni somigliano un po’ alla favola della volpe e l’uva, visto che in casa Apple perdura una discreta timidezza in materia di AI, grande assente anche all’ultima conferenza degli sviluppatori (seppur si mormori del rilascio di Siri AI nella primavera 2026).
🤖
Meta è sicuramente in una posizione di maggiore vantaggio, tuttavia il suo CEO non la pensa così. I ben informati raccontano che Zuckerberg sosterrebbe che la sua azienda sia molto indietro nella corsa all’AI e spingerebbe per un netto riassetto. L’inventore di Facebook recluta nuovo personale per un super team dedicato all’AGI, nel frattempo investe più di 14 miliardi nella società di etichettatura dati Scale AI, acquisendo il 49% nella società. Il tutto ha decisamente l’aria dell’inizio di una nuova fase per Meta, che in parallelo lancia anche un nuovo modello per la robotica che permette agli agenti AI di “capire il mondo fisico”.
Sam Altman invece si porta avanti e pur senza avere ancora l’AGI ne annuncia già il seguito. Il CEO di OpenAI infatti tratteggia l’idea di un’AI non solo super intelligente ma anche super gentile, cui assegna l’inquietante nome di ‘Gentle Singularity’. Di sicuro le provocazioni di Altman premiano: OpenAI raggiunge 10 miliardi di dollari di fatturato annuo ed emergono trattative segrete dell’azienda per usare il cloud di Google (nuovo segnale di allontanamento da Microsoft). Un piccolo inciampo è il down mondiale di qualche ora in cui incappa ChatGPT. OpenAI risolve i problemi ma non ne svela l’origine.
🌍
E in Europa? Si registrano novità non solo sul piano istituzionale, ma anche su quello aziendale.
Nel Regno Unito 7,5 milioni di lavoratori e un milione di studenti saranno formati nell’AI entro il 2030, grazie ad accordi tra il governo Starmer e Google, Microsoft, IBM, Nvidia, BT e Amazon.
Poi la francese Mistral lancia i suoi primi modelli di ragionamento AI, ma è in Italia che succedono le cose più interessanti. Pochi giorni fa iGenius annunciava la propria trasformazione nella nuova Domyn. Appena una settimana dopo l’azienda stringe un accordo con Nvidia per lo sviluppo di infrastrutture di AI locali.
🐉
L’oriente viaggia tra controversie e potenzialità strategiche che comprendono ancora l’AGI. Taiwan approfitta clamorosamente di dazi e dell’esplosione dell’AI per far volare le sue esportazioni, che aumentano del 38,6% in un anno. La Cina osserva e punta su due diverse narrazioni. Da un lato un team di scienziati presenta una nuova scoperta sulle macchine ‘pensanti’: alcuni modelli di intelligenza artificiale multimodale riuscirebbero a sviluppare rappresentazioni mentali degli oggetti in un modo che ricorda da vicino il funzionamento della mente umana. Il tutto suona più che altro come una provocazione agli USA, nella rivendicazione (vaga) di un passo verso all’AGI.
Ma non è tutto, la Cina sperimenta anche la riscrittura della Storia e dei fatti con l’AI. Un rapporto dell’emittente pubblica australiana ABC analizza come Pechino utilizzi l’intelligenza artificiale per cancellare i contenuti online che fanno riferimento ai fatti di piazza Tienanmen del 1989. Se ne era già parlato in occasione del lancio di DeepSeek, ma ora il fenomeno è analizzato nella sua totalità.
📱
Qualcosa di vicino alle nuove azioni mediatiche di Israele, che pubblica su YouTube dei video distopici e grotteschi realizzati con AI, finalizzati a promuovere una narrazione edificante sugli aiuti umanitari diretti ai civili di Gaza.
Seppur si tratti di disinformazione di tipo diverso, perfino Wikipedia deve rivedere i suoi piani per contenere i rischi dei fake: in seguito alle proteste degli editor, i riassunti generati con AI (non sempre precisi) vengono rimossi a meno di dieci giorni dalla loro implementazione nel sito.
Vale la pena riflettere una volta di più sul tema dell’AI al servizio delle fake news. Per noi l’ha fatto Raffaele Gaito partendo da un’analisi del fenomeno Veo 3 e il suo realismo sintetico.
Ma in mezzo a tante incognite, previsioni incerte e un clima geopolitico sempre più rovente, mantenere la rotta dell’ottimismo resta un esercizio necessario. La ‘regina di Internet’ Mary Meeker, nota per le sue lucide previsioni sull’andamento del tech tra gli anni Novanta e i Duemila, pubblica un atteso report. Meeker sostiene che quella dell’AI è una crescita che non ha precedenti nella storia della tecnologia e presenta numerosi segnali che invitano più alla fiducia che alla paura. Un incoraggiamento che vale la pena raccogliere.