Meta ha lanciato Muse Image, il primo modello di generazione immagini prodotto internamente da Meta Superintelligence Labs. È disponibile da subito nell’app Meta AI, su Instagram Stories e su WhatsApp. Con questo rilascio, Meta chiude formalmente la partnership con Midjourney, che fino ad oggi alimentava le funzioni di generazione visiva dentro i suoi prodotti.
Il modello era noto internamente con il nome in codice Mango. È il secondo grande rilascio del laboratorio guidato da Alexandr Wang, dopo Muse Spark, il modello linguistico presentato ad aprile. Muse Image si appoggia proprio a Muse Spark per pianificare le immagini prima di generarle: il sistema ragiona sul prompt, recupera contesto dal web in tempo reale e combina più riferimenti visivi in un unico risultato coerente. Gli utenti possono partire da zero, modificare foto esistenti, rimuovere oggetti, generare infografiche con testo leggibile e persino costruire QR code funzionanti da una descrizione testuale. Su Instagram, oltre trenta nuovi effetti AI arrivano nelle Stories. Su WhatsApp, la generazione di immagini nelle chat è già attiva in alcuni paesi.
Sui benchmark interni, Meta dichiara che Muse Image supera Nano Banana 2 di Google nei compiti di editing su immagini singole e multiple, pur restando dietro all’ultimo modello GPT Image di OpenAI in termini di qualità complessiva. Una posizione competitiva, non di testa. Il confronto conta perché OpenAI e Google avevano preso il largo su questo segmento: Meta arriva dopo, ma con una distribuzione che nessun competitor può replicare direttamente, tre miliardi di utenti già dentro le sue piattaforme ogni giorno.
Il motore economico dietro al lancio è la pubblicità. Muse Image alimenterà Advantage+, il servizio Meta che permette agli inserzionisti di produrre varianti di annunci in modo automatico. Nelle prossime settimane advertiser e agenzie potranno generare immagini per campagne direttamente dal pannello pubblicitario. Dato che la pubblicità resta la fonte quasi esclusiva di ricavi di Meta, ridurre i costi di produzione creativa per i brand è un incentivo diretto, non una funzione accessoria. L’uso base del modello è gratuito, con limiti superati i quali scattano i piani in abbonamento.
Il lancio ha però subito sollevato critiche sulla privacy. Muse Image permette di taggare profili Instagram pubblici per includerli nelle immagini generate, usando le loro foto senza notifica preventiva. La policy di Meta chiarisce che gli utenti “non saranno notificati” se i loro contenuti vengono usati in questo modo, pur offrendo un’impostazione per disattivare la funzione. La questione non è secondaria: il passato dell’azienda su questo fronte pesa, dalla multa da 5 miliardi di dollari della FTC nel 2019 agli episodi più recenti, tra cui una falla nel software AI del servizio clienti che a giugno aveva compromesso oltre 34.000 account Instagram.
Muse Video è già in sviluppo e dovrebbe arrivare entro mesi. Il modello successivo a Muse Spark, nome in codice Watermelon, è annunciato come capace di eguagliare le prestazioni dell’ultimo modello OpenAI. Parallelamente, Meta starebbe costruendo un’intera linea di business cloud per vendere la capacità computazionale in eccesso dei suoi data center, con un impegno di spesa in infrastrutture AI che a fine primo trimestre aveva già superato i 182 miliardi di dollari. La traiettoria è chiara: Meta vuole smettere di inseguire e vuole farlo su più fronti contemporaneamente.
