Il free cash flow di Meta nel secondo trimestre 2026 è sceso a 784 milioni di dollari, contro gli 8,55 miliardi dello stesso periodo dell’anno scorso. Un crollo del 91% in dodici mesi. I ricavi sono cresciuti del 28% a 60,8 miliardi, ma la spesa in conto capitale ha divorato quasi tutto: 31,08 miliardi in un solo trimestre, più del doppio dei 17 miliardi spesi nel Q2 2025.
Il meccanismo è semplice quanto brutale. L’operating cash flow nel trimestre si è attestato a 31,9 miliardi di dollari. Meta ha speso in infrastrutture AI — server, data center, chip, reti — quasi ogni dollaro generato dalle sue attività operative. Non è rimasto quasi niente per gli investitori. Per coprire il gap, la società ha emesso circa 25 miliardi di dollari di nuovo debito a lungo termine nel solo Q2, chiudendo il periodo con 83,66 miliardi di debito complessivo e 90,26 miliardi in liquidità e titoli.
La guidance annuale è stata ulteriormente alzata. Meta prevede ora un capex 2026 tra 130 e 145 miliardi di dollari, con il limite inferiore rialzato rispetto alla stima precedente di 125-145 miliardi. A inizio anno la forchetta era 115-135 miliardi. Ogni revisione va in una sola direzione. Al punto medio della guidance attuale — 137,5 miliardi — la matematica lascia pochissimo spazio per generare free cash flow nell’intero esercizio. Meta gestisce oggi 32 data center operativi o in costruzione nel mondo, 28 dei quali negli Stati Uniti.
Sul perché di questa traiettoria, Mark Zuckerberg è stato diretto nella call con gli analisti: la spesa riflette la scommessa che gli agenti AI personali diventeranno un business di consumo di massa, e che Meta sia nella posizione giusta per commercializzare quella tecnologia su larga scala. Ha indicato tre destinazioni principali per la potenza di calcolo: il training dei modelli, la crescita del business core e, novità rilevante, un’offerta enterprise rivolta a grandi clienti. Su quest’ultimo fronte Zuckerberg ha parlato di “opportunità enterprise completamente nuove”, senza però comunicare ricavi separati per queste attività nei dati trimestrali. Il paragone con il metaverso è inevitabile: il free cash flow ai minimi dal tardo 2022, quando gli investitori già interrogavano il management sulle stesse domande, con numeri diversi ma identica struttura della scommessa.
Il contesto più ampio non alleggerisce la pressione. La spesa complessiva dei grandi gruppi tecnologici sull’AI è attesa ben oltre i 700 miliardi di dollari nel 2026, con stime di Morgan Stanley che proiettano oltre mille miliardi per l’anno successivo. Meta non è un caso isolato: è il caso più visibile. La guidance per i ricavi del terzo trimestre — tra 61 e 64 miliardi — è leggermente sotto il consenso degli analisti al momento della pubblicazione. Le spese operative annuali sono state riviste al rialzo a 165-169 miliardi, in parte per effetto di 2,4 miliardi di oneri legali straordinari nel Q2.
Se la narrativa regge, il mercato dovrà decidere per quanto tempo accettare la compressione del cash senza vedere ritorni concreti sull’AI al di fuori della pubblicità. Zuckerberg ha costruito la sua credibilità dimostrando che la spesa torna sotto forma di crescita dei ricavi: i 201 miliardi di ricavi 2025, in crescita del 22%, erano la risposta implicita agli scettici. Ma allora il capex era la metà. Ora il test è diverso, e la posta è più alta.
