Meta e Anthropic trattano un accordo da 10 miliardi di dollari in due anni: il gruppo di Zuckerberg affitta capacità computazionale alla startup creatrice di Claude, pagata in rate mensili. Lo riporta il New York Times, citando tre persone a conoscenza dei colloqui riservati, con conferma da parte di CNBC. Nessuna delle due aziende ha rilasciato commenti ufficiali.
I dettagli che circolano sono ancora preliminari. Anthropic ha avanzato la proposta a giugno 2026 e Meta la sta valutando, con la possibilità per entrambe le parti di uscire dall’accordo prima della scadenza. Le trattative sono complicate dal fatto che Meta non ha mai venduto potenza di calcolo come attività commerciale strutturata. Non è la prima volta che Anthropic si muove in questa direzione: a maggio ha siglato con SpaceX un contratto da 45 miliardi di dollari in tre anni per l’accesso al datacenter Colossus 1 a Memphis, con pagamenti mensili da circa 1,25 miliardi. L’eventuale accordo con Meta avrebbe una scala inferiore, ma per Meta rappresenterebbe un inizio di business in un settore che finora non ha presidiato.
Il punto di partenza è semplice: Anthropic ha bisogno di molta potenza di calcolo, Meta ne ha accumulata in quantità. Meta prevede di spendere fino a 145 miliardi di dollari in spese in conto capitale nel 2026, gran parte dei quali destinati all’infrastruttura AI. Zuckerberg ha già dichiarato in più occasioni che aziende esterne si fanno avanti quasi ogni settimana per comprare accesso a capacità computazionale in eccesso, disposti a pagare un prezzo superiore a quello che Meta ha sostenuto per ottenerla. L’interesse a monetizzare quella capacità non è nuovo: già al meeting degli azionisti di maggio, il CEO aveva detto che entrare nel cloud computing era “certamente sul tavolo”. A rafforzare questa prospettiva c’è anche l’arrivo in Meta di un ex dirigente senior di AWS, Dave Brown.
Dal lato di Anthropic, la pressione sul compute è strutturale. La startup ha già superato 47 miliardi di dollari di run-rate annualizzato a maggio 2026, partita da circa 9 miliardi a fine 2025. I clienti enterprise che spendono oltre un milione di dollari annui hanno superato quota mille, il doppio rispetto a febbraio. Claude Code, il prodotto di coding agentivo, ha raggiunto da solo 8 miliardi di dollari di ricavi annualizzati. Con questi numeri, la domanda di inferenza cresce più velocemente di quanto le infrastrutture esistenti riescano a tenere il passo: Anthropic applica già limiti d’uso sui suoi modelli più avanzati. Per Meta, invece, vendere capacità computazionale ad Anthropic significherebbe iniziare a competere con operatori specializzati come CoreWeave o Nebius e giustificare agli investitori una spesa in infrastrutture che altrimenti resta difficile da quantificare in termini di ritorno diretto.
Anthropic ha depositato in via riservata la documentazione per una quotazione in borsa il 1° giugno 2026, dopo aver chiuso a maggio un round Series H da 65 miliardi di dollari a una valutazione vicina al trilione di dollari. Se l’accordo con Meta si chiudesse prima dell’IPO, fornirebbe un segnale preciso ai mercati: la startup non dipende da un solo fornitore e sa costruire reti di approvvigionamento diversificate. Per Meta, al contrario, sarebbe il primo test concreto di un nuovo modello di business. La domanda vera non è se l’accordo si farà — le trattative potrebbero ancora naufragare — ma se questo tipo di transazione tra grandi player AI diventerà la norma nei prossimi anni, ridisegnando chi produce infrastruttura e chi la usa.
