L’ONU ha lanciato il primo panel scientifico indipendente sull’intelligenza artificiale

Il panel avrà il compito di produrre rapporti annuali sulle opportunità, i rischi e gli impatti dell'AI nel settore civile

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L’ONU ha lanciato il primo panel scientifico indipendente sull’intelligenza artificiale

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha creato il primo organismo scientifico internazionale indipendente dedicato all’intelligenza artificiale. Il panel comprenderà 40 membri, che serviranno a titolo personale per un mandato triennale, selezionati tra oltre 2.600 candidature provenienti da tutto il mondo.

Il segretario generale António Guterres ha presentato all’assemblea generale i nomi dei 40 esperti, tra cui la professoressa turca Melahat Bilge Demirköz e il ricercatore canadese Yoshua Bengio, sottolineando che “l’AI si muove alla velocità della luce e nessun paese può vedere il quadro completo da solo”.

Il panel avrà il compito di produrre rapporti annuali sulle opportunità, i rischi e gli impatti dell’AI nel settore civile. I risultati alimenteranno i processi del Global Digital Compact, ovvero il quadro d’azione globale volto a garantire un futuro digitale aperto, sicuro e inclusivo per tutti rispettando i diritti umani e colmando il divario digitale, e produrranno una revisione ad alto livello prevista per il 2028. Gli esperti lavoreranno in totale indipendenza da governi, aziende e istituzioni, e dovranno dichiarare eventuali conflitti di interesse per garantire l’imparzialità delle valutazioni. Il primo rapporto è atteso per luglio, in occasione del dialogo globale sulla governance dell’AI.

Guterres ha avvertito che “un mondo di chi ha l’AI e chi non ce l’ha sarebbe un mondo di instabilità perpetua”, sottolineando la necessità di prevenire la frammentazione tecnologica tra paesi sviluppati e in via di sviluppo. Il panel rappresenta un tentativo di creare un terreno comune basato sulla scienza, in un momento in cui le tensioni geopolitiche e la competizione tecnologica rischiano di accentuare le disuguaglianze globali. La sfida, secondo la visione del segretario generale, è decidere se vogliamo plasmare questa trasformazione insieme o lasciare che sia essa a plasmare noi.


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