L’intelligenza artificiale arriva nella scuola italiana

La rivoluzione dell'intelligenza artificiale è alle porte anche per la scuola italiana. Due gli istituti selezionati per il progetto Ocse.

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L’intelligenza artificiale arriva nella scuola italiana

scuola ai

L’intelligenza artificiale è entrata nelle aule scolastiche italiane: sono due le scuole selezionate da un progetto Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), dedicato al biennio 2023-2025, che avrà lo scopo di integrare l’AI nella scuola, mettendo le basi per un insegnamento nuovo che porterà gli studenti (e i docenti) a maneggiare la nuova tecnologia nel mondo dell’apprendimento.

Il progetto Ocse

Le scuole in questione sono il Majorana di Brindisi e l’Istituto comprensivo III di Modena.

Gli istituti si sono parzialmente preparati a questo nuovo corso. Durante lo scorso anno scolastico erano già state presentate alcune attività mirate a studiare e presentare i nuovi tool AI, ChatGPT in testa, agli studenti. Fino ad ora si era trattato solo di due ore a settimana.

Vogliamo dare agli studenti gli strumenti di conoscenza per capire davvero questa rivoluzione e farne parte attivamente – ha dichiarato Daniele Barca, preside dell’istituto modense, a Repubblica –  Abbiamo chiesto loro di alzare il cofano di questi strumenti, per capire bene come funzionano e le loro implicazioni. A differenza di quanto fanno negli Usa, non riteniamo sensato portare a scuola un utilizzo strumentale, superficiale, dell’AI. Abbiamo ad esempio già chiesto agli studenti di scrivere una fiaba con vari strumenti di AI, testo e immagini”.

Salvatore Giuliano, preside del Majorana di Brindisi noto anche per essere stato sottosegretario all’Istruzione nel primo governo Conte, ha sottolineato invece l’importanza dei percorsi dedicati agli insegnanti: “A settembre cominciamo a lavorare su un progetto che consentirà ai docenti di personalizzare i percorsi di apprendimento grazie a strumenti di AI”.

Un anno scolastico rivoluzionario

Per la scuola quello a venire sarà sicuramente un anno importante perché sarà il primo dopo la diffusione mondiale dell’intelligenza artificiale, che ha comportato anche le prime modifiche alle abitudini delle persone e quindi dei ragazzi. 

Le logiche di valutazione, in particolare per quel che riguarda le prove scritte a casa, dovranno obbligatoriamente evolversi. Come dovrà evolversi di certo anche il rapporto dell’insegnamento con il nozionismo, oramai alla portata di chiunque in tempi rapidissimi. La vera sfida sarà rendere gli studenti consapevoli delle implicazioni negli utilizzi dei nuovi strumenti.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha dedicato diversi passaggi alla Scuola 4.0. Progetti messi a punto da docenti e dirigenti non mancano. Aule immersive, laboratori di realtà aumentata, lavagne in 3D, visori: c’è la volontà e c’è la consapevolezza da parte di molti tra gli attori coinvolti. Secondo il Pnrr, per l’ammodernamento tecnologico del sistema scuola servono 2,1 miliardi di euro e la ripartizione di questi fondi avverrà in base alle dimensioni dei diversi istituti. Di conseguenza, il 30% delle scuole riceverà più di 250mila euro, il 28% avrà tra i 150 e i 250mila euro e il 42% avrà meno di 150 mila euro.

La formazione dei docenti

A mancare è ancora la formazione dei docenti, soprattutto nel mondo instabile delle scuole primarie e secondarie. La rivoluzione AI è trasversale e innervata a tutti campi, quindi gli esponenti di tutte le materie in ogni grado scolastico devono essere messi nella condizione di poter comprendere e utilizzare i nuovi strumenti.

Il Ministero dell’Istruzione è in contatto continuo con le aziende fornitrici degli strumenti digitali per strutturare progetti di formazione ad hoc. Ma il grosso degli sforzi per coordinare tutte le parti dovranno farli gli istituti, che hanno tempo fino al 30 settembre prossimo (una prima deadline originariamente fissata al 30 giugno è già stata prorogata) per presentare i propri progetti.

Fondi statali e non solo

Oltre agli sforzi governativi contenuti nel Pnrr, non mancano enti di altro tipo che stanno agendo su un accompagnamento delle scuole dal basso. È il caso ad esempio del gruppo italo svizzero Inspired Education, che sta creando e offrendo corsi su misura in un progetto di nome Inspired AI. Per arrivare a questo risultato, il gruppo ha lanciato una piattaforma pensata per studenti dai 7 ai 17 anni. Al progetto hanno aderito complessivamente 15 scuole, tra cui le International School di Monza, Milano e Como e la St. Louis School of Milan.

L’Unesco ha recentemente svolto uno studio su 450 scuole e università del mondo, ne è emerso che circa il 10 % degli istituti possiede già una prima policy per l’AI. È un inizio, ma il lavoro da fare è ancora lungo.


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