L’intelligenza artificiale al cinema

Paolo Marinoni 16 Settembre 2022

6 minuti

L’intelligenza artificiale è molto usata anche per la realizzazione di film e serie tv. Le molte applicazioni che dell’AI si possono fare nel mondo del cinema permettono ai registi di esprimere al massimo la loro creatività, ma non senza potenziali ripercussioni sociali.

L’intelligenza artificiale viene sempre più utilizzata anche in campo cinematografico. Le limitazioni fisiche degli esseri umani non permettono infatti ai registi di rappresentare appieno ciò che la loro immaginazione è in grado di produrre, se non con l’ausilio della tecnologia.  

Questa ha dato la possibilità di generare effetti speciali sempre più realistici e proprio l’evoluzione dell’AI ha contribuito a un passo in avanti non indifferente.  



Le applicazioni dell’intelligenza artificiale al cinema

L’intelligenza artificiale ha cambiato radicalmente il modo di produrre film e serie TV. Sia per quanto riguarda il genere fantascientifico – molto interessato dalle opportunità connesse alle nuove tecnologie – sia in relazione ad altri generi.  

Tra le innovazioni, vi sono svariate metodologie di produzione dei contenuti (video e audio) che rendono il processo più agevole e meno dispendioso in termini di tempo.  

Le novità dell’animazione 

Le tecnologie di AI motion picture sono utilizzate nel corso delle riprese di un film per creare avatar realistici che possano sostituire gli stuntmen. In particolare, questo tipo di tecnologia studia i movimenti di determinati esseri umani – attraverso l’applicazione di sensori di movimento al loro corpo – al fine di riprodurli al computer in una sequenza animata. Una procedura che, in futuro, potrà permettere agli attori di evitare scene pericolose e alle società di produzione di risparmiare tempo e denaro.  

Più in generale, altri sensori vengono utilizzati anche per la rappresentazione di personaggi fantastici basati sulla fisicità di attori in carne e ossa. A tal fine, l’attore, all’interno di uno studio, effettua un ampio range di movimenti ed espressioni facciali. Vengono così raccolti moltissimi dati utili all’addestramento di una rete neurale che apprenderà come ‘funzionano’ le espressioni dello specifico attore. Successivamente, quest’ultimo potrà recitare regolarmente e il computer assocerà le espressioni e i movimenti della persona a quelli del personaggio creato al computer, che verrà ‘sovraimposto’.  

La rimozione dei tracking markers 

Per passare da una rappresentazione fisica a quella modificata digitalmente, gli attori devono talvolta indossare i cosiddetti tracking markers (i sensori di cui sopra) anche durante le riprese e non solo in fase di raccolta dei dati. Una volta girata la scena, però, il viso degli attori risulta coperto da ‘puntini’ che, naturalmente, non possono restare nel prodotto finale.  

La rimozione di questi marker richiedeva moltissimo tempo (circa un giorno di lavoro per ogni ripresa), ma ora, grazie all’intelligenza artificiale, i tempi si sono notevolmente ridotti. L’AI può infatti identificare il colore e l’aspetto delle superfici immediatamente circostanti e rimuovere efficacemente tutti i marker in tempi molto brevi.  

Un problema riscontrato dagli esperti è stato però quello della permanenza di questi puntini in sequenze ricche di motion blurs, ossia sfocature delle immagini dovute al movimento. La problematica era dovuta all’insufficienza di dati sulle sfocature nei dataset utilizzati per addestrare l’intelligenza artificiale ed è ‘facilmente’ risolvibile.    

La clonazione vocale

Un altro esempio applicativo dell’AI nella produzione cinematografica è il cosiddetto voice cloning (la clonazione vocale). Questa funzione viene utilizzata per far dire a qualcuno qualcosa che non ha mai detto prima. Si pensi alla docu-series The Andy Warhol Diaries, una serie documentario di Netflix sviluppata grazie alla tecnologia di generative audio di Resemble AI.  

Nel corso degli episodi, infatti, Andy Warhol ‘parla’ molto. Un’impresa che sarebbe stata impossibile per l’artista defunto se non fosse stato per una tecnologia che, da soli tre minuti di reali registrazioni della sua voce, è riuscita a estrarre informazioni fonetiche, di intonazione e stile che hanno permesso la realizzazione dell’audio sintetico. Il prodotto text-to-speech – accurato, ma meccanico e poco ‘umano’ – è stato poi arricchito da pause inserite manualmente e da un’operazione di style trasfer, ossia l’applicazione delle inflessioni utilizzate da un attore alla voce di Andy Warhol generata digitalmente.  

Il futuro dell’intelligenza artificiale al cinema 

L’intelligenza artificiale, dunque, permetterà ai registi di sviluppare al meglio la loro visione grazie all’ausilio della tecnologia e di tecniche fino a pochi anni fa inimmaginabili.  

C’è chi teme che l’AI possa rubare il lavoro ad attori, stuntmen, montatori di video e audio e ad altri professionisti del settore. Secondo altri, invece, le prospettive sono ottime e l’intelligenza artificiale non farebbe altro che creare nuove opportunità di espressione e sviluppo. La tecnologia, dunque, permetterebbe ai professionisti di focalizzarsi sugli aspetti creativi del loro lavoro anziché perdere tempo su compiti meccanici e dispendiosi in termini di tempo.  

L’applicazione negativa di simili tecnologie potrebbe però avere conseguenze etiche e sociali. Si pensi al fenomeno dei deep fake, sempre più complessi e realistici.


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