La società australiana di infrastrutture AI Firmus Technologies ha annunciato una partnership strategica con Nvidia destinata a ridisegnare la mappa del calcolo avanzato in Asia-Pacifico. L’accordo, che si estende fino al 2034, prevede la costruzione di un campus di intelligenza artificiale da 360 megawatt a Batam, isola indonesiana a pochi chilometri da Singapore, sviluppato insieme alla società singaporiana DayOne.
La struttura ospiterà fino a 170.000 acceleratori Nvidia, tra le piattaforme Grace-Blackwell, Vera-Rubin e Vera, con consegne previste tra il primo trimestre del 2027 e l’inizio del 2028. Si tratta di uno dei più grandi progetti di infrastrutture AI mai realizzati nel Sud-est asiatico, e segna l’ingresso di Firmus in Indonesia dopo l’espansione in Australia.
Il meccanismo dell’accordo è particolare. Firmus acquisterà infrastrutture Nvidia e rivenderà servizi cloud basati su questa tecnologia a clienti cosiddetti “AI native“, aziende cioè il cui business dipende in modo strutturale dalla potenza di calcolo per l’AI. Per Nvidia l’operazione genera sia ricavi diretti dalla vendita dei chip sia una quota dei proventi cloud, secondo un modello di condivisione dei profitti che il colosso di Santa Clara sta replicando in diversi mercati attraverso il suo programma DSX.
Diversamente dai progetti australiani di Firmus, pensati per clienti hyperscaler come le grandi big tech, il campus di Batam ospiterà più aziende contemporaneamente e sarà rivolto a realtà più piccole e in crescita. “Abbiamo lavorato per capire come colmare il divario di costi tra i grandi player, che hanno accesso a condizioni di credito migliori, e le aziende emergenti“, ha dichiarato il co-CEO di Firmus Tim Rosenfield a Reuters. “È un modo concreto per livellare un po’ il terreno di gioco e dare a chi arriva dopo una possibilità di competere con i big“.
Sul piano finanziario, Firmus prevede di incassare tra 25 e 30 miliardi di dollari in accordi di fornitura già impegnati dai clienti nei primi sei anni della partnership. Nvidia, che è anche investitrice della società dopo aver partecipato a un round da 330 milioni di dollari lo scorso settembre, ha contribuito alla crescita di una realtà nata nel 2019 in Tasmania come operazione di mining di Bitcoin e poi riconvertita all’infrastruttura AI.
Ad aprile Firmus aveva raccolto 1,35 miliardi di dollari, raggiungendo una valutazione di 5,5 miliardi, e ha già incaricato banche d’affari in vista di una possibile IPO entro l’anno, anche se Rosenfield ha preferito non commentare questo aspetto. L’azienda sta intanto espandendo la propria presenza anche in Australia, con un piano fino a 1,6 gigawatt di capacità entro il 2028 in collaborazione con CDC Data Centers, confermando l’accelerazione degli investimenti in infrastrutture AI in tutta la regione Asia-Pacifico.
Il gruppo Kuok punta all'area di Milano per nuovi data center: 5,3 miliardi di euro per 300 megawatt di potenza
Si tratterebbe di uno degli investimenti più grandi mai realizzati…
