L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato italiana ha archiviato l’indagine aperta contro Meta Platforms sull’integrazione del proprio assistente di intelligenza artificiale all’interno di WhatsApp. La chiusura, annunciata lunedì 8 giugno, non rappresenta però un proscioglimento nel merito perché il 15 aprile 2026 la Commissione Europea ha esteso al territorio italiano un procedimento riguardante l’esclusione dei concorrenti AI da WhatsApp, e in base al Regolamento CE l’avvio di un procedimento da parte di Bruxelles priva le autorità nazionali della competenza ad applicare le norme antitrust europee sulle stesse condotte. Il dossier, in altre parole, passa da Roma a Bruxelles.
La vicenda affonda le radici nel luglio 2025, quando l’AGCM aveva aperto un’istruttoria per sospetto abuso di posizione dominante. Al centro del procedimento, il modo in cui Meta aveva inserito il proprio chatbot all’interno di WhatsApp, garantendogli una visibilità privilegiata rispetto ai servizi concorrenti. A novembre, l’indagine era stata allargata per includere le nuove clausole contrattuali dei WhatsApp Business Solution Terms, introdotte il 15 ottobre e destinate a entrare pienamente in vigore entro gennaio 2026. Secondo l’Antitrust, queste condizioni rischiavano di tagliare fuori dalla piattaforma i chatbot AI rivali, limitando la concorrenza e potenzialmente danneggiando i consumatori in modo «serio e potenzialmente irreversibile». A dicembre 2025 era arrivata anche una misura cautelare d’urgenza che aveva imposto a Meta la sospensione immediata di quelle clausole contestate. WhatsApp aveva respinto le accuse, affermando che la propria API «non è mai stata progettata per essere usata dai chatbot AI» e che un utilizzo così esteso avrebbe messo sotto pressione sistemi non dimensionati per supportarlo.
Ora la partita si sposta a livello europeo, con implicazioni ben più ampie. La vicenda AGCM-Meta AI viene considerata dagli esperti un primo banco di prova per la regolazione concorrenziale dell’AI generativa, in un settore dove le grandi piattaforme di messaggistica possono diventare canali esclusivi di distribuzione degli assistenti AI. Le aziende che violano le norme europee sulla concorrenza abusando di una posizione dominante rischiano sanzioni fino al 10% del fatturato mondiale. Per Meta, che nel 2025 ha registrato ricavi superiori ai 160 miliardi di dollari, la posta in gioco è altissima. Sarà la Commissione Europea a stabilire se l’introduzione dell’assistente AI all’interno di WhatsApp abbia rispettato le regole europee in materia di concorrenza o se vi siano elementi tali da giustificare ulteriori interventi.
Meta cede alle pressioni dell'Unione europea e apre ai chatbot concorrenti su WhatsApp
L'obiettivo dell'azienda è quello di scongiurare ulteriori azioni legali da…
