Un giudice federale del Missouri ha temporaneamente archiviato la causa intentata da Annie Altman, sorella del CEO di OpenAI Sam Altman, che lo accusava di abusi sessuali ripetuti tra il 1997 e il 2006. Il giudice Zachary Bluestone ha motivato la decisione con la prescrizione dei reati, scaduta nel 2008, ma ha concesso ad Annie la possibilità di ripresentare la denuncia entro il 3 aprile 2026, sfruttando una disposizione del Missouri che estende i termini per i casi di abuso su minori con tempi di prescrizione più ampi.
Sam Altman, co-fondatore di OpenAI e volto pubblico dell’intelligenza artificiale dopo il grande successo di ChatGPT, con il supporto della famiglia ha sempre negato le accuse, definendole “assolutamente false” e attribuendo le affermazioni della sorella ai suoi disturbi psichiatrici. La famiglia ha rilasciato una dichiarazione congiunta, sottolineando il dolore provocato dalle accuse e l’impegno nel supportare Annie, pur respingendo ogni addebito. La controquerela per diffamazione presentata da Sam, ora ammessa dal giudice, accusa Annie di aver architettato le accuse nei suoi confronti per ottenere sostegno economico, dopo che la famiglia aveva rifiutato le sue richieste di “accesso illimitato” alle risorse finanziarie.
Il caso solleva questioni delicate. Da un lato, la necessità di tutelare le vittime di abusi, spesso silenziate per anni; dall’altro, il rischio che accuse infondate possano danneggiare irreparabilmente la reputazione di figure pubbliche. Esperti legali sottolineano però come la decisione del giudice non valuti il merito delle accuse, ma solo la loro tempestività.

Un altro avvocato cita casi inesistenti suggeriti dall'AI. La sua scusa? "Colpa dello schermo rotto"
Il giudice: "L'intelligenza artificiale può essere un vantaggio per la…














