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La voce clonata di un celebre speaker sportivo commenterà le Olimpiadi e altre notizie | Weekly AI #112

Weekly AI news è la rassegna stampa settimanale curata dai nostri editor sui temi più rilevanti legati al mondo dell’intelligenza artificiale.

Il celebre annunciatore sportivo americano Al Michaels, 79 anni, uno dei simboli dello sport statunitense, ha acconsentito alla proposta della NBC di clonare la sua voce per coprire le Olimpiadi di Parigi. Il modello analizzerà i sottotitoli e i metadati per riassumere le clip e adatterà i riassunti allo stile distintivo di Michaels. Dopo una iniziale perplessità del commentatore, sono stati i primi test a convincerlo: “Ѐ stato sorprendente… e un po’ spaventoso”.

Tra tutte le aziende AI, Apple continua a rappresentare il caso più curioso. Durante l’ultima settimana gira il rumor di una collaborazione con Meta in aggiunta a quelle con OpenAI e Google. In realtà la notizia è smentita poco dopo: gli accordi non si sono mai concretizzati perché Apple non si fida della privacy targata Zuckerberg. Altre partnership però si fanno strada nei piani della mela, come quella con Anthropic e Perplexity. L’impressione è che l’azienda intenda diventare così una specie di aggregatore delle principali AI sul mercato: il nuovo iPhone potrebbe contenerle tutte o quasi. Forse la strategia ‘collaborazionista’ di Apple, che a molti era parsa una corsa ai ripari per ovviare alla mancanza di un LLM proprio, potrebbe rivelarsi una delle più intelligenti.

Meta non ha tempo di preoccuparsi della mancata collaborazione con Apple, perché concentrata sui suoi social. Da un lato deve gestire il lancio massivo di Meta AI, basato su Llama 3, nei social in India. Da un altro c’è da affrontare il problema dell’algoritmo per riconoscere contenuti realizzati con AI, che mal funziona ed etichetta contenuti reali come artificiali.

Per OpenAI la coda di soddisfazione per l’intesa con Apple è già finita dal momento che deve affrontare una nuova causa per copyright con il Center for Investigative Reporting. Ma intanto si rifà con l’acquisizione di Rockset, azienda leader nel settore dei database per analisi dei dati in tempo reale. Sobbalzeranno tutti coloro che vedono in Altman la nuova eminenza grigia del controllo digitale di massa.

Controllo che Altman si premura di mantenere stretto bloccando l’uso, anche indiretto, dei suoi prodotti a Cina e Hong Kong. L’imprenditoria tech cinese deve dunque riorganizzarsi ma per una porta con gli USA che si chiude un’altra si apre perché ByteDance, società madre cinese di TikTok, inizia a collaborare con il gigante americano Broadcom per creare un processore AI all’avanguardia. Molti altri paesi asiatici si stanno preparando all’impatto dell’AI, tanto che un sondaggio rileva che le aziende taiwanesi prevedono la scomparsa di quasi un terzo dei posti di lavoro nei prossimi 10 anni.

Per proiettare un manto di normalità in un momento senza dubbio complesso della sua storia, la società di Altman lancia l’app desktop di ChatGPT per macOS, in una probabile correlazione con la stretta di mano con Apple.

Scende in campo anche una conoscenza in notevole ritardo nella sfida commerciale AI, in questi mesi spesso rimasta ai margini: Amazon. Mentre raggiunge una capitalizzazione di mercato di 2,01 trilioni di dollari ed entra nel gruppo d’élite delle aziende più valutate al mondo, l’azienda progetta il lancio di quella che sarà la sua AI di battaglia: Metis. Forse arriverà a settembre e potrebbe accompagnarsi all’attesissima riconfigurazione generativa di Alexa.

Altri attori si muovono con discrezione. Anthropic lancia nuove funzionalità per personalizzare ulteriormente le funzionalità di Claude e Elon Musk si limita a stuzzicare l’opinione pubblica predicendo che i robot Optimus di Tesla in un futuro non lontano faranno anche i babysitter. Non sappiamo se le AI abbondino di tutta la sensibilità necessaria per accudire i figli. Di sicuro continuano a dimostrare di averne a sufficienza per fare arte al posto nostro.

Tanto che negli USA varie etichette discografiche tra cui i colossi Sony Music, Universal e Warner Records uniscono le forze per citare in giudizio Suno e Udio, le principali AI di generazione musicale. I motivi sono sempre i soliti, utilizzo non autorizzato di dati per gli addestramenti.

In parallelo emergono elementi che daranno un boost alla normalizzazione di qualcosa che possiamo definire “post-realtà”. Da un lato emerge che la generazione del linguaggio naturale, ossia l’AI che parla con voce umana, sta vivendo una rapida crescita nel mercato, e passerà dagli 0,72 miliardi di dollari nel 2023 a 0,88 miliardi nel 2024. Da un altro spiccano casi come quello di Synthesia, startup britannica che permette di generare avatar AI personalizzati utilizzando semplicemente la webcam di un computer o lo smartphone. Prestissimo generare cloni di sé stessi sarà di una semplicità disarmante.

Non a caso, da diversi fronti arrivano richieste di osservatori fissi di monitoraggio dell’AI. In UK il Centro per la Resilienza a lungo termine propone un osservatorio per registrare incidenti o abusi dell’AI in Regno Unito. In Italia Aspen e Intesa auspicano la nascita di un “Cern dell’AI”.

Sulla stessa scia, anche la Banca dei regolamenti internazionali afferma che le Banche centrali devono prepararsi all’ondata dell’intelligenza artificiale e nell’universo finanziario alcuni stanno già sfruttando l’opportunità. Per esempio la holding giapponese SoftBank, che considera di puntare su Perplexity in un investimento di 10 se non 20 milioni di dollari.

Come sempre le notizie provenienti dal mondo della sanità sono incoraggianti. Un nuovo modello chiamato SCORE-AI dimostra di poter interpretare gli elettroencefalogrammi con un’accuratezza paragonabile a quella degli esperti umani. Mentre dalle zone rurali degli USA arrivano ottimi report sull’adozione di AI tra il personale medico per ottimizzare i carichi di lavoro e dedicarsi meglio ai pazienti.



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