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La fotografa Barbara Zanon: “Con l’intelligenza artificiale, il rischio fake è dietro l’angolo” | AI Talks #2

AI Talks Paolo Marinoni 29 Maggio 2023

12 minuti

Paolo Marinoni 29 Maggio 2023
12 minuti

La seconda puntata di AI Talks, il format di interviste di AI news alla scoperta dell’intelligenza artificiale, è con la fotografa Barbara Zanon.  

Barbara Zanon è una ritrattista, fotogiornalista e fotografa di matrimoni attiva nel settore dal 2004. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti e all’associazione internazionale Women Photograph, ha collaborato con una serie di note testate italiane e internazionali, tra cui Life, La Repubblica, Vogue, El Mundo, El País, Cosmopolitan, Elle, Le Monde, Forbes e Time. 

Di recente, Zanon ha realizzato un servizio sull’Ucraina con l’intelligenza artificiale, dimostrando le potenzialità delle tecnologie emergenti e i rischi che esse potrebbero generare. Un tema di grande rilievo e attualità, di cui abbiamo voluto trattare proprio con lei.

Ci puoi raccontare come ti è venuta l’idea di ‘collaborare’ con l’intelligenza artificiale?

Ho iniziato a sperimentare l’intelligenza artificiale più o meno quando è nato Midjourney nel 2022. All’epoca, però, non era molto sviluppato e le immagini che creava erano più grafiche, non sembravano fotografie. Così l’ho messo da parte, in attesa che si sviluppasse ulteriormente.  

Dalla versione 4, ho iniziato a sperimentarlo in modo più sistematico, per capire bene come dialogare con l’AI e creare immagini interessanti. Quando è arrivata la versione 5 di MJ, sono rimasta davvero impressionata dai risultati. Sembravano vere e proprie fotografie, tanto che moltissimi colleghi fotografi, ai quali sottoponevo le immagini-test per capire se riuscivano a distinguere il vero dal falso, non ci riuscivano quasi mai.  

Questo mi ha portato a riflettere sul fatto che, molto più velocemente di quanto si potesse immaginare, era arrivato il momento in cui creare dei falsi plausibili diventava alla portata di tutti, anche di un ragazzino di 10 anni. E, se è pur vero che tanti si divertono a creare cose immaginifiche e surreali, è altrettanto vero che nulla vieta di rappresentare fatti plausibili o creare vere e proprie fake news. Purtroppo in Italia non c’è un’educazione all’immagine tale per cui si riesca ad avere un approccio critico alla questione. E, in aggiunta, malgrado lo stravolgimento che sta per accadere, nessuno ancora ne parla in modo approfondito. 

Ho pensato quindi che fosse giusto spiegare, almeno alle persone che mi seguivano sui social, cosa stava per accadere nel mondo dell’immagine e dell’editoria. 

Come hai selezionato proprio l’Ucraina per questo esperimento?

Da fotogiornalista, ho riflettuto a lungo su cosa provare a narrare con l’AI. Perché il mio messaggio arrivasse a più persone possibile, avevo bisogno di trovare una storia che tutti conoscevano soprattutto da un punto di vista visivo. E ho pensato alla dolorosa guerra che da un anno è entrata letteralmente nelle nostre vite. Ho quindi realizzato una cinquantina di immagini AI diverse e poi, come se fosse un vero servizio, le ho selezionate ed editate, costruendo una serie di 10, rappresentative e simboliche

Il fatto che chi le guardava non riuscisse a rendersi conto se quelle immagini fossero vere o meno, pur avendone viste nell’ultimo anno migliaia, mi serviva a dimostrare che era arrivato il momento di porre seriamente la questione.

Servizio fake sulla guerra in Ucraina - Immagine realizzata con AI da Barbara Zanon
Servizio fake sulla guerra in Ucraina – Immagine realizzata con AI da Barbara Zanon

Cosa ti ha spinta a scegliere Midjourney?

Ho scelto Midjourney perché ritengo sia il più avanzato e completo. Ce ne sono vari di validi (DALL-E, Stable Diffusion, Firefly di Adobe attualmente in beta) e con interfacce più semplici, ma MJ è, ad oggi, oggettivamente il migliore. 

Utilizzi regolarmente o hai mai utilizzato – prima di questo servizio – l’intelligenza artificiale nel tuo lavoro? Come?

No, per quanto abbia creato moltissime cose con l’AI, fino ad ora le ho fatte per imparare. In ogni caso, il mio lavoro di fotografa tocca anche altri campi al di là del giornalismo, e credo che sia in quei campi che lo sviluppo dell’AI potrebbe essere interessante.  

Se invece parliamo in termini molto più ampi, l’intelligenza artificiale già tocca da molto gli strumenti con cui lavoro, penso alle macchine fotografiche, ai cellulari e ai programmi di fotoritocco come Photoshop o Lightroom.  

Come pensi che l’AI influenzerà il mondo della fotografia nel prossimo futuro? Credi che sia uno strumento positivo o negativo per il tuo mestiere e per la società?

In tutta onestà, credo che il mondo della fotografia verrà pesantemente toccato dall’intelligenza artificiale. Soprattutto in ambito commerciale. Penso alla fotografia di stock, ma anche a quella aziendale o di moda. Penso alle pubblicità.  

Immagina dover pubblicizzare dei gioielli, degli occhiali o una crema per il viso. Normalmente, si deve ingaggiare un modello, un truccatore, uno stylist, uno studio, un fotografo. Costi che si aggiungono a costi. Con l’AI, puoi creare una modella che non esiste, farle indossare quello che vuoi, metterle lo sfondo che preferisci, al costo unico di pagare chi ti crea l’immagine. Credo che invece, come sempre, in certi settori sopravviveranno le eccellenze. 

Considera poi che ci sono anche importanti agenzie fotografiche che si stanno già attrezzando per integrare l’AI nei loro sistemi. 


E Barbara Zanon, attraverso la tecnologia di Midjourney, ha generato anche “Beauty is everywhere”, una serie di immagini ritraenti soggetti anziani e ambientate in luoghi di guerra distrutti:


Come cambierà invece il mondo dell’editoria e del giornalismo?

È un discorso ben diverso. Credo che nessun giornale possa sognarsi di pubblicare immagini AI al posto delle fotografie a fianco di un articolo, in primis per una questione deontologica.  

Ma come abbiamo visto più volte, riconoscere il vero dal falso diventerà sempre più complicato e quindi il rischio di pubblicare immagini AI fake al posto delle fotografie sarà sempre più dietro l’angolo.  

Per questo, attualmente, in assenza di software che riescano a identificare l’AI, abbiamo bisogno di tutelare l’informazione e la sua credibilità. È una questione democratica.  

E la firma dell’autore sotto le foto, così come avviene per chi scrive gli articoli, dovrebbe diventare obbligatoria. La velocità con cui escono le notizie non può giustificare approssimazione e mancanza di trasparenza.  

In ogni caso, premesso che la tecnologia farà il suo corso e che l’AI potrà diventare un’alleata interessante in molte situazioni, non possiamo esimerci tutti (e tutti insieme) dal farci domande importanti, teoriche e pratiche, che servano a guidarci ora che la legislazione ancora non è aggiornata in materia (e forse ci vorranno anni).


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