La Cina lavora ad un mercato di futures di token AI: sfida con gli USA su meccanismi di potere globale

Secondo fonti stampa, la Shanghai Futures Exchange, storica piattaforma cinese per il trading, si trova nelle primissime fasi di progettazione di contratti futures sui token AI

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La Cina lavora ad un mercato di futures di token AI: sfida con gli USA su meccanismi di potere globale

Pechino sta lavorando a un mercato di contratti finanziari dedicato ai token dell’intelligenza artificiale. È quanto rivela in esclusiva Reuters, citando fonti interne. La Shanghai Futures Exchange, storica piattaforma cinese per il trading di metalli e materie prime, si trova nelle primissime fasi di progettazione di contratti futures sui token AI, la più piccola unità di informazione elaborata dai modelli di AI.

Si tratta, in sostanza, di strumenti finanziari che permetterebbero ad aziende e investitori di scommettere sul prezzo futuro di questi token, proteggendosi dalle fluttuazioni dei costi legati all’uso dell’AI. Il progetto è ancora preliminare e, secondo la società di brokeraggio Baocheng Futures, il debutto di strumenti simili in Cina potrebbe richiedere da tre a cinque anni, anche a causa della frammentazione dell’attuale mercato.

La mossa cinese si inserisce in una gara con gli Stati Uniti che ha già prodotto annunci concreti. Lo scorso 12 maggio, CME Group, il più grande mercato di derivati al mondo, e Silicon Data hanno annunciato il lancio del primo mercato di compute futures al mondo, in attesa di approvazione regolamentare. Anche Intercontinental Exchange, la società madre del New York Stock Exchange, ha annunciato a sua volta futures legati al costo delle GPU, in partnership con il provider di indici Ornn. La differenza di approccio tra i due paesi non è banale. Infatti, mentre gli statunitensi puntano sul costo del calcolo, la Cina intende legare i futures direttamente ai token, usati per prezzare i servizi di AI. Due filosofie diverse per finanziare la stessa corsa.

Dietro questa partita c’è una visione strategica che Pechino ha già iniziato a costruire. A marzo 2026, al China Development Forum, Liu Liehong, capo dell’Amministrazione Nazionale dei Dati cinese, ha reso ufficiale il termine “ciyuan” come traduzione mandarino di token, definendolo “ancora di valore dell’era dell’intelligenza artificiale“. Il termine non è casuale: ci significa “parola”, yuan è l’unità della moneta cinese.

Xiao Feng, presidente e CEO di HashKey Group, descrive i token come il “carburante digitale” o la “materia prima” che alimenta i modelli di AI, mentre i dati ufficiali mostrano che l’utilizzo giornaliero di token in Cina è cresciuto di mille volte dall’inizio del 2024, superando i 140 trilioni al giorno. Una convergenza di visioni non trascurabile. Anche Jensen Huang di Nvidia, alla conferenza GTC, ha dichiarato che “i token sono la nuova materia prima”, parole che risuonano come un’eco delle ambizioni cinesi. La posta in gioco non è solo economica: chi riuscirà a definire le regole finanziarie dell’era dell’AI avrà in mano un grande strumento di potere globale.

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