L’istituto di credito australiano Commonwealth Bank of Australia (CBA) ha annunciato la propria intenzione di tagliare 45 posti di lavoro per dare spazio ad alcuni sistemi di intelligenza artificiale che andranno a gestire specifiche pratiche svolte abitualmente da dipendenti umani.
CBA ha spiegato che in virtù dell’investimento pianificato in servizi tecnologici da più di 2 miliardi di dollari, “alcuni ruoli e alcuni lavori” potrebbero essere soggetti a cambiamenti. La decisione ha suscitato una forte reazione da parte del Finance Sector Union (FSU), il sindacato che in Australia e Nuova Zelanda rappresenta i lavoratori del comparto finanziario, che ha accusato la banca di aver preferito automazione e offshoring di funzioni alla tutela della stabilità dei posti di lavoro. Lo stesso ha anche dichiarato che, in realtà, i lavoratori toccati da questa decisione non sarebbero 45 ma 90.
La ricostruzione del FSU ricollega le recenti decisioni all’introduzione risalente a giugno di un nuovo sistema di voice bot nel settore call center inbound. In risposta alle rimostranze avanzate dall’organizzazione sindacale, la CBA ha innanzitutto negato la delocalizzazione dei posti di lavoro e chiarito di aver avviato una consultazione sui ruoli interessati e di star valutando altre opportunità di lavoro e di riqualificazione per il suo personale.
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