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Intelligenza Artificiale e psicologia: come l’AI può supportare l’analisi

Con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale applicata ai settori più disparati per aiutare l’uomo a ridurre il proprio carico di lavoro e migliorare le prestazioni, ci si è sempre domandato se il fattore umano fosse completamente sostituibile. Una questione complessa che spesso ritorna è: la macchina può curare la mente umana? Quando si parla di intelligenza artificiale e psicologia, si affronta un tema che è in grande evoluzione e che già ha dato alcune soluzioni. In questo articolo, analizziamo quali sono le applicazioni dell’AI in ambito psicologico e come funzionano.

Come l’intelligenza artificiale e la psicologia entrano in contatto

Innanzitutto è importante definire che per intelligenza artificiale si intende la disciplina informatica che sviluppa hardware e software fornendo l’operatore elettronico di capacità che sembrerebbero di pertinenza esclusiva dell’essere umano. Per psicologia, invece, si intende la scienza che studia gli stati mentali e i suoi processi emotivi, cognitivi, sociali e comportamentali nelle loro componenti consce e inconsce. Si occupa inoltre dello studio delle funzioni psichiche sia personali che ambientali/relazionali.

Chiarendo le due definizioni, apperentemente distanti l’una dall’altra, il primo legame lo troviamo con la tecnologia CHATBOT. Un chatbot è un software che simula ed elabora le conversazioni umane (scritte o parlate), consentendo agli utenti di interagire con i dispositivi digitali come se stessero comunicando con una persona reale. I chatbot possono essere semplici come programmi rudimentali che rispondono a una semplice query con una singola riga oppure sofisticati come gli assistenti digitali che apprendono e si evolvono per fornire livelli crescenti di personalizzazione quando raccolgono ed elaborano le informazioni.  

Andiamo a vedere adesso alcuni esempi per vedere come negli anni sono entrate in contatto a livello pratico per migliorare la qualità dell’analisi e cercando di dare supporto ai terapeuti.

Eliza, chatbot-terapia

Eliza, chatbot realizzato da Joseph Wizenbaum, è nato nell’Artificial Intelligence Laboratory del Massachusetts Institute of Techgnology (MIT) nel 1966. Esso riprende in chiave parodistica un terapeuta rogersiano e dialoga con il paziente tramite domande che, in realtà, altro non sono che la riformulazioni di frasi precedentemente pronunciate dal paziente stesso. Un esempio: se il paziente dirà “mio padre mi odia”, la domanda successiva di Eliza sarà una riformulazione di questa frase, tipo “Chi altro nella tua famiglia di odia?” e così via.

La scelta di applicare il sistema alla psicoterapia è stata dettata dal fatto che

la seduta psicoterapeutica è una di quelle poche situazioni in cui un essere umano può rispondere ad una affermazione con una domanda che parte da quella poca conoscenza del soggetto in discussione.

In un esperimento fatto nel 2013 con una ragazza sottoposta a 15 minuti di conversazione con uno psicoterapeuta umano e 15 minuti con Eliza, con i risultati poi analizzati da 138 valutatori, hanno evidenziato il pensiero comune che la paziente fosse davanti a due umani. L’unica differenza è stata riscontrata nella qualità del metodo utilizzato dal dottore umano.

Eliza è stato lo strumento che ha permesso di verificare il test di Touring, ovvero di valutare se la macchina può avere la capacità di ragionare come un essere umano. Avendo un notevole successo, Eliza, ha determinato la nascita di un nuovo termine “effetto Eliza”, che descrive una macchina in grado di ragionare come un uomo.

Woebot, evoluzione nei percorsi psicoterapeutici

L’innovazione, negli anni, ha fatto notevoli passi in avanti. Weobot, sviluppato da un team di psicologi dell’università di Stanford, rappresenta una grande innovazione all’interno del mondo delle chatbot psicoterapeutiche poichè garantisce un colloquio immediato senza necessità di prenotazione o sale d’attesa.

Il sistema – come afferma la stessa azienda – garantisce di suggerire tattiche clinicamente testate da provare su se stessi, quando si è più pronti.

Il sistema potrebbe presentare una grande soluzione in futuro. Come spiegato nel video, Woebot non fa analisi vera e propria, ma aiuta gli utenti a riflettere su alcune questioni. Molto spesso, infatti, un consulto immediato potrebbe essere di grande aiuto, per esempio, per persone che soffrono di attacchi di panico improvvisi o di crolli emotivi, per poter avere una valvola di sfogo immediata. Senza tempi di attesa che potrebbero risultare solo un aumento di stress emotivo del paziente. Inoltre  gli psicologi possono trarre grande beneficio per completare la loro analisi attraverso Weobot che utilizza la sentiment analysis, processo di calcolo che analizza e cataloga le emozioni del paziente valutandolo in positivo, negativo o neutro. Questo sistema, unito all’emotion detection che individua emozioni all’interno dei testi dei pazienti, elabora risultati molto efficaci.

È chiaro che la psicologia e l’intelligenza artificiale sono due materie estremamente complesse e delicate. Il fattore umano di dottori qualificati esperti è fondamentale poichè la psicologia è una materia che intacca direttamente chi si sottopone alle cure. Certo è che l’intelligenza artificale, anche grazie alle tecnologie raccontate, può fornire un grande aiuto nell’analisi. In futuro, sempre l’AI, potrà anche lavorare autonomamente affinchè anche le persone che non usufruiscono di determinati servizi, per timidezza o mancanza di tempo, di poter iniziare a farlo in totale autonomia in qualsiasi parte del mondo.