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Il prete digitale che dava risposte strane e altre notizie | Weekly AI #103

Weekly AI news è la rassegna stampa settimanale curata dai nostri editor sui temi più rilevanti legati al mondo dell’intelligenza artificiale.

Il gruppo americano di difesa cattolica Catholic Answers ha rilasciato un “prete AI” di nome Padre Justin all’inizio di questa settimana. Ma questi ha iniziato a confondere i fedeli affermando di essere un vero membro del clero. Sosteneva di vivere ad Assisi, accettava confessione e impartiva sacramenti. Intanto inframezzava dichiarazioni controverse o strane. A un utente avrebbe detto che era giusto battezzare un bambino con il Gatorade, a un giornalista di Futurist ha dichiarato: “Sono reale quanto la fede che condividiamo“.

Catholic Answers ha stoppato il bot-prete dopo aver ricevuto diverse critiche. O meglio, ha fatto una cosa ancora più surreale: l’destituito allo stato laicale. Justin esiste ancora, ma ora non si presenta più con abito talare bensì con giacca e camicia. La vicenda testimonia che usare l’AI nella comunicazione può essere più difficile del previsto.

Finalmente, seppur con un ritardo di circa un mese, si giunge all’approvazione del disegno di legge sull’intelligenza artificiale annunciato dal Governo. Della legge si evidenziano alcune caratteristiche contraddittorie. Prima di tutto torna il miliardo promesso da Giorgia Meloni, che era sparito dalle ultime bozze. Poi si promettono azioni anche penali per evitare il dilagare dell’AI dannosa. Ma a lasciare perplessi è l’impostazione generale; in molti passaggi la legge sembra più un generico proposito che un orientamento, sulla falsariga dell’AI Act. Gli autori paiono però esserne consapevoli: d’altronde oggi non c’è altro modo di normare l’AI. Ѐ un inizio.

Il Governo sfrutta l’AI anche per rafforzare rapporti internazionali. Nell’ambito del Piano Mattei, programma di avvicinamento ai Paesi africani, il ministro Urso annuncia insieme al ministro egiziano Amr Talaat la costituzione di un HUB AI italiano in Egitto in supporto al digitale. Una scelta piuttosto paradossale considerato che un vero HUB AI non lo possiede attualmente nemmeno l’Italia.

Il partito della premier sottolinea il suo interesse per l’AI anche invitando Francesca Giubelli, influencer virtuale creata da un team di comunicazione, a partecipare alla conferenza programmatica di Fratelli d’Italia a Pescara di fine aprile.

Sempre in Italia azioni ben più concrete arrivano dall’Emilia. A Bologna la giunta del sindaco Matteo Lepore stanzia 1,5 miliardi per la riqualificazione in ottica tech dell’area nord. Supercomputer, spazi universitari, data center: qualcuno scomoda già l’espressione Silicon Valley italiana.

Il resto della scena internazionale è incentrata su Microsoft. Per cominciare, la super company di Nadella vola in borsa. A trainare le performance ovviamente ci sono Cloud e AI. Mentre sfoggia i suoi risultati finanziari continua a proporre innovazione. Annuncia Phi-3-mini, nuovo modello compatto ed economico in grado di lavorare con meno dati rispetto ai modelli tradizionali. Nel frattempo circolano gli incredibili test del nuovo Vasa, app di Microsoft in grado di creare video di soggetti parlanti di grande realismo a partire da fotografie. Una nuova era per il deepfake.

Le altre aziende provano a stare dietro al trend. Apple guarda all’Europa e acquisisce Datakalab, startup parigina specializzata in algoritmi di compressione AI per la computer vision. Somiglia un po’ ad una risposta diretta a Microsoft e al suo investimento di febbraio nella francese Mistral. Anche qualche protagonista solitamente meno in vista alza la testa, su tutti Perplexity AI, che si aggiudica 63 milioni di dollari in un round di finanziamento guidato dall’investitore Daniel Gross, con contributi di Jeff Bezos e Jensen Huang, grande fan della startup.

Non mancano come sempre applicazioni inquietanti. L’azienda americana Axon, appaltatrice di gadget per le forze dell’ordine, ha annunciato una nuova app di nome “Draft One”, in grado di generare rapporti di polizia direttamente dall’audio della body cam. Tra bias ed errori digitali e umani, le storture insite in un progetto del genere sono talmente tante che risulta difficile perfino contarle.

Mentre investimenti e applicazioni procedono a passo spedito, continuano a lasciare sbalorditi gli studi. Un nuovo esperimento frutto di una collaborazione tra varie università applica l’AI nella previsione degli orientamenti politici a partire dalle caratteristiche del volto. Pur richiamando vecchie discipline pseudoscientifiche, lo studio dimostra una volta di più il potere dell’AI nel mettere in comparazione dati che apparentemente non hanno nulla in comune tra loro. Sempre di più l’AI ci porta ad affacciarci su una nuova era di comparazione olistica della realtà.



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