La strategia pubblicitaria di OpenAI prevede 100 miliardi di dollari di entrate entro il 2030

L'azienda punta tanto sulla pubblicità per far quadrare i conti interni e garantirsi una sostenibilità di lungo periodo

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La strategia pubblicitaria di OpenAI prevede 100 miliardi di dollari di entrate entro il 2030

Secondo alcuni documenti riservati di OpenAI presentati agli investitori e diffusi da Axios, la società guidata da Sam Altman punta a generare 2,5 miliardi di dollari in ricavi pubblicitari entro la fine del 2026, con l’obiettivo particolarmente ambizioso di toccare i 100 miliardi nel 2030. Il piano tiene conto di una previsione di crescita di utenti senza precedenti, con l’azienda che punta a raggiungere 2,75 miliardi di persone a settimana entro il decennio.

La strategia, avviata a gennaio con test negli Stati Uniti per gli utenti dei piani Free e Go, sta già dando frutti concreti. Un portavoce della società ha confermato che il progetto pilota ha superato i 100 milioni di dollari di ricavi annualizzati in appena sei settimane.

Alcuni analisti sottolineano che la vera sfida non si gioca solo sul piano economico, ma soprattutto nel rapporto di fiducia con gli utenti. Sam Altman, che in passato aveva definito l’advertising come qualcosa di “esteticamente sgradevole”, ha dovuto cedere alla realtà dei costi operativi che potrebbero toccare i 25 miliardi di dollari l’anno. Gli esperti del settore, come gli analisti della società di consulenza Gartner, prevedono che entro la fine del 2026 il volume di ricerca tradizionale calerà del 25%, a favore proprio di chatbot e assistenti AI, ed è in questa tendenza che si accumulano le aspettative di OpenAI.

Inoltre, per rassicurare i più scettici, OpenAI ha introdotto il principio di indipendenza della risposta, che prevede che gli annunci appaiano come suggerimenti correlati in fondo alla chat, che siano chiaramente etichettati e che non influenzino l’obiettività dell’algoritmo. Nonostante i timori che la pubblicità potesse rovinare l’esperienza utente, i primi dati indicano un tasso di rifiuto dei banner estremamente basso. Se OpenAI riuscirà a mantenere questo equilibrio, entro il 2030 potrebbe controllare una fetta enorme della torta pubblicitaria digitale, diventando un attore dominante in un mercato che oggi vale complessivamente oltre 500 miliardi di dollari.


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