I reati nel metaverso: quali possono essere commessi? 

I reati possono essere commessi anche nel metaverso e questi hanno conseguenze nel mondo 'reale'. Come è possibile arginare il problema?

7 min.

I reati nel metaverso: quali possono essere commessi? 

Il metaverso è un nuovo ambiente dalle grandi potenzialità. Ciò che avviene nel metaverso può però avere delle ripercussioni sul mondo ‘reale’ e, a volte, costituire un reato. È possibile arginare il problema?

Il mondo ‘reale’ e quello virtuale sono sempre più interconnessi e integrati. Quello che fino a qualche anno fa sarebbe stato considerato un universo completamente distaccato da quello concreto, una semplice estensione della nostra fantasia, è ora parte integrante delle nostre vite. Questo lo rende un’estensione della realtà, un ambiente in cui compiamo azioni e ci relazioniamo – più o meno direttamente – con gli altri.  

L’aspetto sociale del metaverso è proprio quello su cui diversi colossi tech stanno puntando e investendo, ma è anche un elemento di difficile gestione. Quando giochiamo a un videogioco, soprattutto a uno di quelli più violenti, è ‘normale’ far del male a un altro utente, perché si è d’accordo sul considerare questa attività come ludica, slegata dalle comuni logiche sociali. Cosa può accadere, però, quando a essere violati sono i diritti di un avatar che ci rappresenta e interagisce a 360 gradi in un mondo realistico e legato – socialmente e, potenzialmente, anche finanziariamente – alle nostre vite? Quali reati si possono commettere nel metaverso?  

Cos’è il metaverso?

Prima di tutto, è importante definire il concetto di metaverso. Si tratta di una realtà virtuale in 3D in cui gli utenti possono accedere, attraverso avatar personali, al fine di visitare mondi alternativi, effettuare acquisti, giocare o persino lavorare. Le potenzialità di questi mondi sono illimitate e lo sanno bene società come Meta (Facebook), che hanno deciso di investire molto sulla tecnologia.  

Tra le piattaforme più famose, ci sono Decentraland, Bloktopia, Sandbox e, naturalmente, Meta. Quest’ultimo metaverso, uno dei più recenti, è stato però quello che ha puntato i riflettori sulle opportunità offerte da questo genere di tecnologia e ha spinto moltissimi brand – che spaziano dalla moda al digitale – a investire nel settore, creando eventi e iniziative totalmente virtuali. Una spinta accelerata negli ultimi anni anche dalla pandemia.  

Quali reati si possono commettere nel metaverso?

Al momento, dato lo stadio embrionale del metaverso, non esistono sezioni del codice penale specificamente dedicate ai reati commessi nel mondo virtuale. Per cui, l’unica soluzione è quella di ricondurre i comportamenti lesivi riscontrati nel metaverso alle fattispecie previste dalle norme applicabili nel mondo ‘reale‘. Questo, però, porta a riflettere su quali reati si possano effettivamente commettere in un ambiente digitale, privo di una componente corporea.  

Sicuramente, possono sussistere violazioni che non presuppongono – nemmeno nel mondo reale – il contatto fisico tra autore e vittima del reato.  

  • Tra queste, la diffamazione. Insultare qualcuno in rete, infatti, costituisce reato quando gli insulti sono tali da ledere la reputazione dell’utente. È necessario, però, che questi siano percepibili da altre persone perché la condotta integri il reato.  
  • Un altro esempio di reato che si può commettere online, e quindi anche nel metaverso, è la minaccia. Anche in questo caso è però necessario, perché un’affermazione costituisca reato, che questa sia diretta alla persona dell’utente e non solo al suo avatar.  

Un altro reato configurabile nel metaverso è la pornografia virtuale, disciplinata all’interno del Codice penale – articolo 600-ter (comma 1, numero 2) – e integrabile anche in assenza di un contatto fisico. La disposizione prevede che sia punibile a titolo di pedopornografia anche il materiale pornografico realizzato – anche attraverso tecniche di fotomontaggio – utilizzando i volti reali di minori. Il reato può essere commesso in forma virtuale e pure senza il reale coinvolgimento di minori.  

Inoltre, esistono reati tipicamente commessi nel mondo virtuale. Si pensi al furto dell’identità digitale. Si tratta della sottrazione delle informazioni personali altrui tramite i servizi digitali. Ciò avviene spesso allo scopo di assumere l’identità di un altro individuo al fine di navigare in rete e compiere azioni a nome altrui. La condotta può costituire il reato di sostituzione di persona se l’intento è quello di “procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno” ingannando altre persone sulla propria identità.

Per non parlare poi degli innumerevoli reati informatici esistenti, come il phishing, le violazioni di account o il riciclaggio elettronico di proventi illeciti.

Il caso delle molestie

Generalmente, come anticipato, non possono essere commessi virtualmente reati che presuppongono il contatto fisico tra autore e vittima. Un caso che risale allo scorso dicembre, però, fa riflettere su cosa costituisca un contatto.  

Stiamo parlando della ricercatrice Nina Jane Patel, che ha dichiarato di aver subito una violenza sessuale nel metaverso di Meta, Horizon Worlds. Patel aveva deciso di accedere alla piattaforma per studiare il comportamento degli utenti, ma, da quanto inizialmente riportato dall’associazione SumOfUs e successivamente raccontato dalla stessa vittima, il suo avatar è stato ‘violentato’ nello spazio virtuale a meno di un’ora dall’accesso.  

Secondo un rapporto del gruppo di difesa senza scopo di lucro SumOfUs, il controller della ricercatrice ha vibrato quando gli avatar maschili l’hanno toccata, il che ha provocato una sensazione fisica come conseguenza di ciò che stava succedendo online. Questo aspetto fa sorgere dubbi circa il concetto stesso di contatto fisico, aspetto molto rilevante per la governabilità di simili fenomeni. Altri utenti hanno infatti dichiarato che i loro avatar sono stati aggrediti o molestati sessualmente in Horizon Worlds.  

L’approccio di Meta e prospettive future

A seguito dei casi di violenza riportati dagli utenti della piattaforma, a dicembre, diversi investitori, insieme a SumOfUs e ad altre organizzazioni, hanno presentato una mozione chiedendo a Meta di pubblicare un rapporto che esamini eventuali danni che gli utenti potrebbero subire sulle sue piattaforme di metaverso. L’assemblea degli azionisti ha poi discusso una proposta per il completamento di una valutazione esterna e indipendente dei “potenziali danni psicologici, civili e dei diritti umani degli utenti che potrebbero essere causati dall’uso e dall’abuso della piattaforma” e per valutare “se i danni possano essere mitigati o evitati, o se siano rischi inevitabili inerenti alla tecnologia”. La proposta, però, è stata bocciata.  

A maggio, Nick Clegg, president of Global affairs di Meta Platforms, ha dichiarato in un post che le regole e le caratteristiche del metaverso “non saranno identiche a quelle attualmente in vigore per i social media” perché costituiscono due situazioni diverse. Clegg ha però aggiunto:

“Nel mondo fisico, così come su internet, le persone urlano, imprecano e fanno molte cose spiacevoli che non sono proibite dalla legge e molestano e attaccano le persone in modi che lo sono. Il metaverso non sarà diverso. Le persone che vogliono abusare delle tecnologie troveranno sempre modi per farlo”. 

Si tratta di un approccio realistico, ma non rassicurante, soprattutto considerando il continuo evolversi della tecnologia. Come in molti altri ambiti, l’innovazione genera dubbi e problemi che vengono risolti in itinere. Dei rischi sorgeranno e sarà compito delle aziende e dei legislatori trovare un modo per prevenirli e arginarli


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